Alcune foto di questa regione nel Parco naturale Tre Cime (BZ) e dintorni.
Foto di Patty.
giovedì 12 settembre 2019
domenica 8 settembre 2019
IO CONFESSO
Io confesso (I Confess) è un film del 1953 diretto da Alfred Hitchcock.
TRAMA
Padre Michael Logan, sacerdote di una chiesa di Quebec City, in Canada, assume Otto Keller e sua moglie Alma per accudire la chiesa e la canonica. Keller oltre a questo lavoro fa anche il giardiniere per alcune famiglie della città.
Una notte, Keller chiede a padre Logan di potersi confessare.
Sotto il vincolo del segreto confessionale, racconta di essere andato a rubare a casa di un ricco avvocato di nome Villette e di averlo ucciso dopo che questi, avendolo scoperto, voleva chiamare la polizia.
Padre Logan non può comunicare alla polizia quello che ha saputo del crimine.
Scoperto il cadavere iniziano le indagini. La polizia interroga due ragazzine, che dicono di aver visto un uomo con una tonaca uscire dalla casa di Villette.
Otto ne approfitta per orientare i sospetti su padre Logan, il quale non possiede un alibi per l'omicidio, con la certezza che il sacerdote nn possa rivelare nulla.
Nel corso delle indagini viene appurato che Logan, prima di prendere i voti, frequentava una ragazza, Ruth. Logan partito per la guerra smise di scrivere a Ruth che si sposò con un politico.
Quando Logan rientrò dalla guerra cercò Ruth. Quando si rividero, a causa di una tempesta trovarono rifugio in un gazebo. Al mattino vennero scoperti d Villette che sapendo la donna sposata, la offese e Logan lo picchiò. Lasciò Ruth e prese i voti.
Ruth e Logan si incontarono la notte dell'omidio i Villette e la donna gli confessò di essere felice della morte dell'avvocato poichè la ricattava volendo rendere pubblica la sua precedente relazione col sacerdote e ciò avrebbe rovinato suo marito.
Ruth racconta alla polizia di un suo incontro con Padre Logan per potergli fornire un alibi, ma l'incontro non corrisponde esattamente all'ora dell'omicidio, fornendo invece un possibile movente. La polizia ritiene quindi che Padre Logan abbia ucciso Villette per proteggere Ruth e sé stesso, e che ci sia una relazione scandalosa tra i due.
Padre Logan è sempre più vicino all'essere condannato a morte per un crimine che non ha commesso. Alla fine del processo, la giuria lo dichiara sommessamente "non colpevole", ma la sua reputazione di prete è rovinata, e per questo la gente di Quebec City raggiunge l'aula del tribunale per coprirlo di insulti.
La moglie di Otto non riesce a reggere la situazione, e inizia a gridare che è stato suo marito a uccidere Villette. Otto spara alla moglie e fugge ma viene fermato dalla polizia nella grande sala da ballo del Château Frontenac. L'ispettore Larrue non riesce a far dichiarare alcunché a padre Logan, ma ormai è certo che Otto sia il vero assassino di Villette.
Otto sospetta che padre Logan abbia violato il segreto della confessione,
ammette l'omicidio ma cerca di sparare anche a padre Logan, che si stava avvicinando a lui per farlo ragionare.
A questo punto, Otto viene ferito a morte da un tiratore scelto della polizia. Poco prima di morire, chiede a padre Logan di perdonarlo, e riceve da lui l'assoluzione.
CAST (attori principali)
Montgomery Clift: Padre Michael Logan
Anne Baxter: Ruth Grandfort
Karl Malden: Ispettore Larrue
Otto Eduard Hasse: Otto Keller
Dolly Haas: Alma Keller
TRAMA
Padre Michael Logan, sacerdote di una chiesa di Quebec City, in Canada, assume Otto Keller e sua moglie Alma per accudire la chiesa e la canonica. Keller oltre a questo lavoro fa anche il giardiniere per alcune famiglie della città.
Una notte, Keller chiede a padre Logan di potersi confessare.
Sotto il vincolo del segreto confessionale, racconta di essere andato a rubare a casa di un ricco avvocato di nome Villette e di averlo ucciso dopo che questi, avendolo scoperto, voleva chiamare la polizia.
Padre Logan non può comunicare alla polizia quello che ha saputo del crimine.
Scoperto il cadavere iniziano le indagini. La polizia interroga due ragazzine, che dicono di aver visto un uomo con una tonaca uscire dalla casa di Villette.
Otto ne approfitta per orientare i sospetti su padre Logan, il quale non possiede un alibi per l'omicidio, con la certezza che il sacerdote nn possa rivelare nulla.
Nel corso delle indagini viene appurato che Logan, prima di prendere i voti, frequentava una ragazza, Ruth. Logan partito per la guerra smise di scrivere a Ruth che si sposò con un politico.
Quando Logan rientrò dalla guerra cercò Ruth. Quando si rividero, a causa di una tempesta trovarono rifugio in un gazebo. Al mattino vennero scoperti d Villette che sapendo la donna sposata, la offese e Logan lo picchiò. Lasciò Ruth e prese i voti.
Ruth e Logan si incontarono la notte dell'omidio i Villette e la donna gli confessò di essere felice della morte dell'avvocato poichè la ricattava volendo rendere pubblica la sua precedente relazione col sacerdote e ciò avrebbe rovinato suo marito.
Ruth racconta alla polizia di un suo incontro con Padre Logan per potergli fornire un alibi, ma l'incontro non corrisponde esattamente all'ora dell'omicidio, fornendo invece un possibile movente. La polizia ritiene quindi che Padre Logan abbia ucciso Villette per proteggere Ruth e sé stesso, e che ci sia una relazione scandalosa tra i due.
Padre Logan è sempre più vicino all'essere condannato a morte per un crimine che non ha commesso. Alla fine del processo, la giuria lo dichiara sommessamente "non colpevole", ma la sua reputazione di prete è rovinata, e per questo la gente di Quebec City raggiunge l'aula del tribunale per coprirlo di insulti.
La moglie di Otto non riesce a reggere la situazione, e inizia a gridare che è stato suo marito a uccidere Villette. Otto spara alla moglie e fugge ma viene fermato dalla polizia nella grande sala da ballo del Château Frontenac. L'ispettore Larrue non riesce a far dichiarare alcunché a padre Logan, ma ormai è certo che Otto sia il vero assassino di Villette.
Otto sospetta che padre Logan abbia violato il segreto della confessione,
ammette l'omicidio ma cerca di sparare anche a padre Logan, che si stava avvicinando a lui per farlo ragionare.
A questo punto, Otto viene ferito a morte da un tiratore scelto della polizia. Poco prima di morire, chiede a padre Logan di perdonarlo, e riceve da lui l'assoluzione.
CAST (attori principali)
Montgomery Clift: Padre Michael Logan
Anne Baxter: Ruth Grandfort
Karl Malden: Ispettore Larrue
Otto Eduard Hasse: Otto Keller
Dolly Haas: Alma Keller
Ovila Légaré: Villette
lunedì 12 agosto 2019
JOSEPHINE, ANGE GARDIEN / ULTIME DAL CIELO
Oggi ho rivisto volentieri due telefilm, un po' vecchiotti ma sempre attuali.
JOSEPHINE, ANGE GARDIEN
Joséphine Delamarre è un angelo custode che dal cielo scende sulla Terra per aiutare le persone che hanno problemi.
Pur essendo una commedia favolistica, la serie in ogni episodio mostra anche forti problematiche sociali come l'adozione di bambini, l'analfabetismo funzionale, la discriminazione sociale, i sogni abbandonati, le difficoltà economiche o familiari.
Nel cast, l'unica attrice che compare in tutti gli episodi è Mimie Mathy, che interpreta Joséphine.
Sia il personaggio che Mimie Mathy sono caratterizzate dal fatto di essere nane per acondroplasia, una malattia rara che colpisce solo gli arti, che crescono notevolmente meno rispetto al resto del corpo. Mimie è alta solo 132 cm.
Mimie Mathy, all'anagrafe Michèle Mathy è nata a Lione, l'9 luglio 1957, è attrice, comica e cantante.
Il 27 agosto 2005 ha sposato lo chef e ristoratore Benoist Gérard, che ha incontrato durante l'esecuzione del suo show a Saint-Brieuc (Côtes d'Armor). Dal maggio 2009 è ambasciatrice di buona volontà per l'Unicef.
ULTIME DAL CIELO
Gary Hobson riceve ogni giorno sullo zerbino della propria casa, consegnato da un gatto, il giornale che pubblica alcuni avvenimenti che si manifesteranno soltanto il giorno successivo.
Inizialmente Gary usa questo "vantaggio" temporale per vincere qualche scommessa e riderci con gli amici, ma presto capisce che il suo è un grande privilegio. Essendo a conoscenza del futuro, cerca di evitare morti ed incidenti, salvando delle vite. Spesso è aiutato da Marissa, una ragazza cieca che conosce il segreto di Gary.
Il Chicago Sun-Times, giornale che Gary riceve ogni giorno, esiste veramente ed è stato creato per ogni serie direttamente dalla redazione del giornale, e stampato nella stessa tipografia delle copie "normali".
Gli episodi furono solo 22 suddivisi in quattro stagioni, dal 1996 al 2000.
Questa serie, interrotta, non ha un finale.
I protagonisti principali sono gli attori Kyle Chandler (Gary Hobson), Shanésia Davis-Williams (Marissa Clark) e per le prime due stagioni Fisher Stevens (Chuck Fishman).
JOSEPHINE, ANGE GARDIEN
Joséphine Delamarre è un angelo custode che dal cielo scende sulla Terra per aiutare le persone che hanno problemi.
Pur essendo una commedia favolistica, la serie in ogni episodio mostra anche forti problematiche sociali come l'adozione di bambini, l'analfabetismo funzionale, la discriminazione sociale, i sogni abbandonati, le difficoltà economiche o familiari.
Nel cast, l'unica attrice che compare in tutti gli episodi è Mimie Mathy, che interpreta Joséphine.
Sia il personaggio che Mimie Mathy sono caratterizzate dal fatto di essere nane per acondroplasia, una malattia rara che colpisce solo gli arti, che crescono notevolmente meno rispetto al resto del corpo. Mimie è alta solo 132 cm.
Mimie Mathy, all'anagrafe Michèle Mathy è nata a Lione, l'9 luglio 1957, è attrice, comica e cantante.
Il 27 agosto 2005 ha sposato lo chef e ristoratore Benoist Gérard, che ha incontrato durante l'esecuzione del suo show a Saint-Brieuc (Côtes d'Armor). Dal maggio 2009 è ambasciatrice di buona volontà per l'Unicef.
Gary Hobson riceve ogni giorno sullo zerbino della propria casa, consegnato da un gatto, il giornale che pubblica alcuni avvenimenti che si manifesteranno soltanto il giorno successivo.
Inizialmente Gary usa questo "vantaggio" temporale per vincere qualche scommessa e riderci con gli amici, ma presto capisce che il suo è un grande privilegio. Essendo a conoscenza del futuro, cerca di evitare morti ed incidenti, salvando delle vite. Spesso è aiutato da Marissa, una ragazza cieca che conosce il segreto di Gary.
Il Chicago Sun-Times, giornale che Gary riceve ogni giorno, esiste veramente ed è stato creato per ogni serie direttamente dalla redazione del giornale, e stampato nella stessa tipografia delle copie "normali".
Gli episodi furono solo 22 suddivisi in quattro stagioni, dal 1996 al 2000.
Questa serie, interrotta, non ha un finale.
I protagonisti principali sono gli attori Kyle Chandler (Gary Hobson), Shanésia Davis-Williams (Marissa Clark) e per le prime due stagioni Fisher Stevens (Chuck Fishman).
martedì 19 marzo 2019
SAN GIUSEPPE
San Giuseppe, sposo di Maria e il padre putativo di Gesù, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa.
Nonostante l'importanza della sua persona, le notizie che lo riguardano sono molto poche.
Secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi, in particolar modo il Protovangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione, mentre la Chiesa cattolica rifiuta questa interpretazione, e sostiene che si trattasse di cugini o altri parenti stretti.
In molti pensano che Giuseppe fosse un falegname. Ma non è esattamente così. Nel Vangelo di Matteo, Gesù viene definito come “il figlio del carpentiere”. Il termine greco téktôn, che si traduce solitamente con “carpentiere”, corrisponde al latino faber e indica un artigiano che lavora il legno o la pietra. Il legno non era un’esclusiva dei falegnami, ma ai tempi era fondamentale per la costruzione delle case nella regione.
Lavorò principalmente a Nazareth, ma potrebbe avere lavorato per qualche tempo anche a Cafarnao (a sostegno di questa ipotesi viene citato un passo del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù predica nella sinagoga di Cafarnao e i suoi oppositori dicono di lui che è il figlio di Giuseppe, cosa che dimostrerebbe che essi conoscevano Giuseppe, e probabilmente insieme a Gesù, anche a Zippori, importante città situata a pochi chilometri da Nazaret.
Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all'altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto.
Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l'ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d'età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.
Secondo Matteo, quando la Madonna concepì verginalmente Gesù era sposata con Giuseppe, anche se non vivevano ancora insieme. Prima dello sposalizio vero e proprio, tra gli ebrei si prevedeva un periodo di fidanzamento, ma con un impegno tanto forte e vincolante che i due promessi potevano essere già chiamati sposo e sposa e che il vincolo poteva essere sciolto solo mediante il ripudio. Dal testo dello stesso Matteo deduciamo la notizia che, dopo che l’angelo ebbe rivelato a Giuseppe che Maria aveva concepito per opera dello Spirito Santo, i due si sposarono e andarono ad abitare insieme.
Secondo il racconto del Vangelo secondo Luca, qualche mese dopo Giuseppe si spostò insieme a Maria dalla città di Nazaret, in Galilea, a Betlemme, in Giudea, a causa di un censimento della popolazione di tutto l'impero, per il quale anche lui doveva registrarsi nella sua città d'origine, insieme alla sposa. Mentre i due si trovavano a Betlemme, giunse il momento del parto e la ragazza diede alla luce il figlio.
Giuseppe fu testimone dell'adorazione del piccolo da parte di pastori avvisati da un angelo, e più tardi anche di quella dei magi, venuti dal lontano Oriente, secondo l'indicazione ottenuta dagli astri e da una stella in particolare.
Dopo otto giorni dalla nascita, secondo la legge di Mosè, avvenne la circoncisione del bambino, cui Giuseppe impose il nome Gesù. Quaranta giorni dopo lui e Maria portarono il neonato a Gerusalemme per la presentazione al tempio e lì assistettero alla profetica esaltazione del vecchio Simeone che predisse un futuro glorioso per il bambino, segno di contraddizione e gloria del suo popolo Israele. Dopo la presentazione al tempio, l'evangelista Luca ci narra che fecero ritorno in Galilea, alla loro città Nazaret.
La Sacra Famiglia rimase a Betlemme per un periodo non ben determinato, sembra da un minimo di 40 giorni (Luca) a un massimo di due anni (Matteo), dopo di che secondo Matteo, avvertito in sogno da un angelo, Giuseppe con la sposa e il figlio fuggì in Egitto a causa della persecuzione del re Erode che, avendo udito il racconto dei magi, voleva liberarsi di quel "nascituro re dei Giudei", massacrando tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù. Dopo un periodo di esilio non ben determinato, ricevuto in sogno l'ordine di partire, poiché Erode era morto, tornò con la famiglia a Nazaret dove Gesù cresceva giovane e forte, sottomesso ai genitori.
Quando Gesù iniziò la sua vita pubblica, molto probabilmente Giuseppe era già morto. Infatti, non è mai più menzionato dai Vangeli dopo l'episodio del tempio. Maria è presente da sola alla crocifissione di Gesù, cosa che non sarebbe avvenuta se Giuseppe fosse stato vivo. Inoltre, quando Gesù è in croce, affida Maria al suo discepolo Giovanni, il quale "da quel momento la prese nella sua casa", il che non sarebbe stato necessario se Giuseppe fosse stato in vita.
Mentre i Vangeli canonici non dicono nulla sulla morte di Giuseppe, qualche notizia si trova nei Vangeli apocrifi. Secondo l'apocrifo "Storia di Giuseppe il falegname", che descrive dettagliatamente il trapasso del santo, Giuseppe aveva ben 111 anni quando morì, godendo sempre di un'ottima salute e lavorando fino al suo ultimo giorno. Avvertito da un angelo della prossima morte, si recò a Gerusalemme e al suo ritorno venne colpito dalla malattia che l'avrebbe ucciso. Stremato nel suo letto, sconvolto dai tormenti, travagliato nella mente e consolato dalla presenza di Gesù e da Maria, viene liberato dalla visione della morte e dell'Oltretomba, scacciate subito da Gesù stesso.
L'anima del santo viene quindi raccolta dagli arcangeli e condotta in paradiso. Il suo corpo viene poi sepolto con tutti gli onori alla presenza dell'intera Nazaret.
Ancora oggi non sappiamo dove si trovi la tomba del santo.
Testo da Wikipedia. Immagini dal web.
Nonostante l'importanza della sua persona, le notizie che lo riguardano sono molto poche.
Secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi, in particolar modo il Protovangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione, mentre la Chiesa cattolica rifiuta questa interpretazione, e sostiene che si trattasse di cugini o altri parenti stretti.
In molti pensano che Giuseppe fosse un falegname. Ma non è esattamente così. Nel Vangelo di Matteo, Gesù viene definito come “il figlio del carpentiere”. Il termine greco téktôn, che si traduce solitamente con “carpentiere”, corrisponde al latino faber e indica un artigiano che lavora il legno o la pietra. Il legno non era un’esclusiva dei falegnami, ma ai tempi era fondamentale per la costruzione delle case nella regione.
Lavorò principalmente a Nazareth, ma potrebbe avere lavorato per qualche tempo anche a Cafarnao (a sostegno di questa ipotesi viene citato un passo del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù predica nella sinagoga di Cafarnao e i suoi oppositori dicono di lui che è il figlio di Giuseppe, cosa che dimostrerebbe che essi conoscevano Giuseppe, e probabilmente insieme a Gesù, anche a Zippori, importante città situata a pochi chilometri da Nazaret.
Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all'altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto.
Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l'ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d'età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.
Secondo Matteo, quando la Madonna concepì verginalmente Gesù era sposata con Giuseppe, anche se non vivevano ancora insieme. Prima dello sposalizio vero e proprio, tra gli ebrei si prevedeva un periodo di fidanzamento, ma con un impegno tanto forte e vincolante che i due promessi potevano essere già chiamati sposo e sposa e che il vincolo poteva essere sciolto solo mediante il ripudio. Dal testo dello stesso Matteo deduciamo la notizia che, dopo che l’angelo ebbe rivelato a Giuseppe che Maria aveva concepito per opera dello Spirito Santo, i due si sposarono e andarono ad abitare insieme.
Secondo il racconto del Vangelo secondo Luca, qualche mese dopo Giuseppe si spostò insieme a Maria dalla città di Nazaret, in Galilea, a Betlemme, in Giudea, a causa di un censimento della popolazione di tutto l'impero, per il quale anche lui doveva registrarsi nella sua città d'origine, insieme alla sposa. Mentre i due si trovavano a Betlemme, giunse il momento del parto e la ragazza diede alla luce il figlio.
Giuseppe fu testimone dell'adorazione del piccolo da parte di pastori avvisati da un angelo, e più tardi anche di quella dei magi, venuti dal lontano Oriente, secondo l'indicazione ottenuta dagli astri e da una stella in particolare.
Dopo otto giorni dalla nascita, secondo la legge di Mosè, avvenne la circoncisione del bambino, cui Giuseppe impose il nome Gesù. Quaranta giorni dopo lui e Maria portarono il neonato a Gerusalemme per la presentazione al tempio e lì assistettero alla profetica esaltazione del vecchio Simeone che predisse un futuro glorioso per il bambino, segno di contraddizione e gloria del suo popolo Israele. Dopo la presentazione al tempio, l'evangelista Luca ci narra che fecero ritorno in Galilea, alla loro città Nazaret.
La Sacra Famiglia rimase a Betlemme per un periodo non ben determinato, sembra da un minimo di 40 giorni (Luca) a un massimo di due anni (Matteo), dopo di che secondo Matteo, avvertito in sogno da un angelo, Giuseppe con la sposa e il figlio fuggì in Egitto a causa della persecuzione del re Erode che, avendo udito il racconto dei magi, voleva liberarsi di quel "nascituro re dei Giudei", massacrando tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù. Dopo un periodo di esilio non ben determinato, ricevuto in sogno l'ordine di partire, poiché Erode era morto, tornò con la famiglia a Nazaret dove Gesù cresceva giovane e forte, sottomesso ai genitori.
Quando Gesù iniziò la sua vita pubblica, molto probabilmente Giuseppe era già morto. Infatti, non è mai più menzionato dai Vangeli dopo l'episodio del tempio. Maria è presente da sola alla crocifissione di Gesù, cosa che non sarebbe avvenuta se Giuseppe fosse stato vivo. Inoltre, quando Gesù è in croce, affida Maria al suo discepolo Giovanni, il quale "da quel momento la prese nella sua casa", il che non sarebbe stato necessario se Giuseppe fosse stato in vita.
Mentre i Vangeli canonici non dicono nulla sulla morte di Giuseppe, qualche notizia si trova nei Vangeli apocrifi. Secondo l'apocrifo "Storia di Giuseppe il falegname", che descrive dettagliatamente il trapasso del santo, Giuseppe aveva ben 111 anni quando morì, godendo sempre di un'ottima salute e lavorando fino al suo ultimo giorno. Avvertito da un angelo della prossima morte, si recò a Gerusalemme e al suo ritorno venne colpito dalla malattia che l'avrebbe ucciso. Stremato nel suo letto, sconvolto dai tormenti, travagliato nella mente e consolato dalla presenza di Gesù e da Maria, viene liberato dalla visione della morte e dell'Oltretomba, scacciate subito da Gesù stesso.
L'anima del santo viene quindi raccolta dagli arcangeli e condotta in paradiso. Il suo corpo viene poi sepolto con tutti gli onori alla presenza dell'intera Nazaret.
Ancora oggi non sappiamo dove si trovi la tomba del santo.
Testo da Wikipedia. Immagini dal web.
venerdì 8 marzo 2019
Otto marzo
Una leggenda narra che la data dell’8 marzo sia stata scelta
per festeggiare la Giornata internazionale della donna in ricordo di un grande incendio avvenuto in questa data a New York di una fabbrica di camicie nel quale morirono 123
operaie. Ma quel tragico evento, in realtà, non
accadde mai.
Così come non risulta vero che sia stata Clara Zetkin nella Seconda conferenza internazionale socialista del 1910 tenuta a Copenaghen a fare questa scelta. Sebbene la Zetkin abbia avuto un ruolo fondamentale nella battaglia per il riconoscimento dei diritti femminili, l’8 marzo non c’entra nulla con lei.
Le vere origini di
questa ricorrenza sono molto confuse. Pare che sia un altro incendio avvenuto nel 1911 della fabbrica “Triangle” il vero simbolo della ricorrenza dell’8 Marzo.
Il 25 marzo di quell'anno cinquecento donne (tra i 15 e i 25 anni), più un centinaio di uomini stavano lavorando in un palazzone di Washington Place a New York. La fabbrica di camicie si chiamava “Triangle Waist Company” e occupava gli ultimi tre piani dell’edificio.
Le donne della “Triangle” lavoravano sessanta ore la settimana ma non si contavano gli straordinari imposti e poco pagati. Ma forse non era nell’estenuante orario di lavoro il vero malessere delle operaie: la sorveglianza era feroce ed era esercitata da “caporali” esterni, retribuiti a cottimo dai padroni, ognuno dei quali sorvegliava e retribuiva a sua volta sette ragazze imponendo loro ritmi massacranti, che spesso erano origine di incidenti durante le ore lavorative.
Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire alle lavoranti di lasciare il proprio posto di lavoro, seppure per pochi minuti.
Alle 16.40 per cause accidentali si propagò l’incendio che a partire dall’ottavo piano salì il nono e poi devastò il decimo.
Alcune donne riuscirono a scendere lungo la scala anti incendio che crollò sotto il peso di tante disperate preda del terrore e anche l’ascensore cedette. Le operaie dovettero salire al decimo piano ma anche lì arrivò il fuoco e quel giorno a New York si videro scene che poi si rividero nella stessa città l’11 settembre del 2011, il giorno dell’attacco alle Twin Tover.
«La folla da sotto urlava: "Non saltare!"», scrisse il New York Times. «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi». Tanti che «i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c'erano mucchi di cadaveri». «Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall'alto», scrisse il Daily, «ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle bleuses». «A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l'uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente». «Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte».
In questa tragedia delle 123 donne (più 23 uomini) sfracellate al suolo 39 erano italiane, immigrate nella Grande Mela. Tra queste Caterina, Lucia e Rosa Maltese (madre e figlie), Bettina e Francesca Maiale, Rosa e Caterina Bona, Antonia e Anna Vita Pasqualicchio, Serafina e Sara Saracino, Isabella e Maria Giuseppa Tortorelli, Annie L’Abbate, Bessie Viviano,Vincenza Benanti, Emilia Prato, Kate Leone. Le altre donne erano in gran parte ebree venute negli Stati Uniti dall’Europa orientale, dalla Russia soprattutto, per sfuggire i terribili pogrom che periodicamente si abbattevano sulle povere comunità ebraiche dell’Est.
Anche se questo episodio non sia esattamente l'origine di questa ricorrenza è sicuramente il più significativo per cogliere da vicino la condizione della donna nella società industriale: sfruttata per pochi soldi, priva di diritti, tra cui anche il diritto di voto; circondata dal pregiudizio di una presunta inferiorità morale ed intellettiva rispetto all’uomo; libera solo di scegliere se morire di parto, in una fabbrica di camicie, per mano di un bruto o uccisa dalla polizia nella repressione dei frequenti scioperi dell’epoca.
In Italia, la prima giornata della donna si svolse nel 1922, ma il 12 marzo e non l'8.
Si dovette però attendere gli anni Settanta perché la ricorrenza avesse un riconoscimento ufficiale. E ciò avvenne soltanto sulla scia delle proteste del movimento femminista, in particolare sulla scia della manifestazione tenutasi a Roma l’8 marzo 1972, quando la polizia, senza alcun preavviso, caricò e malmenò migliaia di donne presenti in piazza, ree di gridare a gran voce slogan femministi allora assolutamente intollerabili per gran parte della società italiana.
La mimosa. Sono state le italiane a eleggere la mimosa “pianta delle donne”. Nel 1946, l’U.D.I. (Unione Donne Italiane) cercava un fiore che potesse celebrare la prima Festa della donna del dopoguerra. La scelta fu quasi obbligata: la mimosa è una delle poche piante a essere fiorita all’inizio di marzo. Inoltre aveva il vantaggio di essere poco costosa.
La Giornata Internazionale della Donna è festa nazionale in numerosi Paesi: Afghanistan, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Burkina Faso, Cambogia, Cuba, Georgia, Guinea-Bissau, Eritrea, Kazakistan, Kirghizistan , Laos, Moldavia, Mongolia, Montenegro, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Uganda, Ucraina, Uzbekistan, Vietnam and Zambia; mentre in Cina, Madagascar e Nepal la festività è riservata solo alle donne.
Oggi la festa della donna ha un po' perso il suo valore iniziale. Mentre ci sono organizzazioni femminili che continuano a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi di varia natura che riguardano il sesso femminile - come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini - molte donne considerano questa giornata come l'occasione per uscire da sole con le amiche, lasciando mariti, compagni e figli a casa, e concedersi qualche "sfizio", che magari in altre serate non sarebbe permesso.
Testo e immagini dal web.
Così come non risulta vero che sia stata Clara Zetkin nella Seconda conferenza internazionale socialista del 1910 tenuta a Copenaghen a fare questa scelta. Sebbene la Zetkin abbia avuto un ruolo fondamentale nella battaglia per il riconoscimento dei diritti femminili, l’8 marzo non c’entra nulla con lei.
Il 25 marzo di quell'anno cinquecento donne (tra i 15 e i 25 anni), più un centinaio di uomini stavano lavorando in un palazzone di Washington Place a New York. La fabbrica di camicie si chiamava “Triangle Waist Company” e occupava gli ultimi tre piani dell’edificio.
Le donne della “Triangle” lavoravano sessanta ore la settimana ma non si contavano gli straordinari imposti e poco pagati. Ma forse non era nell’estenuante orario di lavoro il vero malessere delle operaie: la sorveglianza era feroce ed era esercitata da “caporali” esterni, retribuiti a cottimo dai padroni, ognuno dei quali sorvegliava e retribuiva a sua volta sette ragazze imponendo loro ritmi massacranti, che spesso erano origine di incidenti durante le ore lavorative.
Gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire alle lavoranti di lasciare il proprio posto di lavoro, seppure per pochi minuti.
Alle 16.40 per cause accidentali si propagò l’incendio che a partire dall’ottavo piano salì il nono e poi devastò il decimo.
Alcune donne riuscirono a scendere lungo la scala anti incendio che crollò sotto il peso di tante disperate preda del terrore e anche l’ascensore cedette. Le operaie dovettero salire al decimo piano ma anche lì arrivò il fuoco e quel giorno a New York si videro scene che poi si rividero nella stessa città l’11 settembre del 2011, il giorno dell’attacco alle Twin Tover.
«La folla da sotto urlava: "Non saltare!"», scrisse il New York Times. «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi». Tanti che «i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c'erano mucchi di cadaveri». «Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall'alto», scrisse il Daily, «ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle bleuses». «A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l'uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente». «Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte».
In questa tragedia delle 123 donne (più 23 uomini) sfracellate al suolo 39 erano italiane, immigrate nella Grande Mela. Tra queste Caterina, Lucia e Rosa Maltese (madre e figlie), Bettina e Francesca Maiale, Rosa e Caterina Bona, Antonia e Anna Vita Pasqualicchio, Serafina e Sara Saracino, Isabella e Maria Giuseppa Tortorelli, Annie L’Abbate, Bessie Viviano,Vincenza Benanti, Emilia Prato, Kate Leone. Le altre donne erano in gran parte ebree venute negli Stati Uniti dall’Europa orientale, dalla Russia soprattutto, per sfuggire i terribili pogrom che periodicamente si abbattevano sulle povere comunità ebraiche dell’Est.
I proprietari della “Triangle” Max Blanck e Isaac Harris,
che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano e che
tenevano chiusi a chiave gli operai per paura che rubassero o facessero
troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne e gli
uomini rimasti intrappolati. Il processo che seguì li assolse e
l'assicurazione pagò loro 60.000 dollari per i danni subiti
(corrispondenti a circa 400 dollari per ogni morto), il risarcimento
alle famiglie fu di 75 dollari.
Anche se questo episodio non sia esattamente l'origine di questa ricorrenza è sicuramente il più significativo per cogliere da vicino la condizione della donna nella società industriale: sfruttata per pochi soldi, priva di diritti, tra cui anche il diritto di voto; circondata dal pregiudizio di una presunta inferiorità morale ed intellettiva rispetto all’uomo; libera solo di scegliere se morire di parto, in una fabbrica di camicie, per mano di un bruto o uccisa dalla polizia nella repressione dei frequenti scioperi dell’epoca.
Si dovette però attendere gli anni Settanta perché la ricorrenza avesse un riconoscimento ufficiale. E ciò avvenne soltanto sulla scia delle proteste del movimento femminista, in particolare sulla scia della manifestazione tenutasi a Roma l’8 marzo 1972, quando la polizia, senza alcun preavviso, caricò e malmenò migliaia di donne presenti in piazza, ree di gridare a gran voce slogan femministi allora assolutamente intollerabili per gran parte della società italiana.
La mimosa. Sono state le italiane a eleggere la mimosa “pianta delle donne”. Nel 1946, l’U.D.I. (Unione Donne Italiane) cercava un fiore che potesse celebrare la prima Festa della donna del dopoguerra. La scelta fu quasi obbligata: la mimosa è una delle poche piante a essere fiorita all’inizio di marzo. Inoltre aveva il vantaggio di essere poco costosa.
La Giornata Internazionale della Donna è festa nazionale in numerosi Paesi: Afghanistan, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Burkina Faso, Cambogia, Cuba, Georgia, Guinea-Bissau, Eritrea, Kazakistan, Kirghizistan , Laos, Moldavia, Mongolia, Montenegro, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Uganda, Ucraina, Uzbekistan, Vietnam and Zambia; mentre in Cina, Madagascar e Nepal la festività è riservata solo alle donne.
Oggi la festa della donna ha un po' perso il suo valore iniziale. Mentre ci sono organizzazioni femminili che continuano a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi di varia natura che riguardano il sesso femminile - come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini - molte donne considerano questa giornata come l'occasione per uscire da sole con le amiche, lasciando mariti, compagni e figli a casa, e concedersi qualche "sfizio", che magari in altre serate non sarebbe permesso.
Testo e immagini dal web.
domenica 27 gennaio 2019
TENERI FIORI IN PARADISO
Kathy, Alfredino, Adrian, Mahi e Julen hanno in comune una morte atroce. La loro preziosa vita si è interrotta spesso a causa della noncuranza degli adulti.
Kathryn "Kathy" Anne Fiscus (21 agosto 1945 – San Marino, 8 aprile 1949) stava giocando con la sorella e il cugino in un campo e precipitò in un pozzo abbandonato. Il padre aveva in precedenza segnalato alla legislatura statale di sorvegliare il pozzo, e aveva proposto di chiuderlo attraverso delle colate di cemento.
Alcune ore dopo l'incidente, fu messo in atto un tentativo di soccorso che prevedeva l'utilizzazione di trivelle, bulldozer, gru ed autocarri, forniti da una dozzina di città, oltre a 50 riflettori prestati direttamente dagli studi di Hollywood. Dopo aver scavato in verticale per circa 30 m, Kathy venne recuperata la domenica sera. Un medico annunciò la morte di Kathy per asfissia.
https://it.wikipedia.org/wiki/Kathy_Fiscus
Alfredino Rampi (Roma, 11 aprile 1975 – Vermicino, 13 giugno 1981) Il 10 giugno in una campagna vicino a Frascati. Alfredino stava tornando da una passeggiata in campagna con la famiglia, quando chiese e ottenne di poter proseguire da solo il cammino verso casa. Giunti a casa i genitori non lo trovarono e scattarono subito le ricerche, che coinvolsero anche le forze dell’ordine. Alla fine si scoprì che il piccolo era caduto in un pozzo artesiano (pozzo in cui le acque sotterranee arrivano in superficie senza ausili meccanici.
Le operazioni di soccorso si rivelarono subito difficili in quanto la voragine presentava un'imboccatura larga 28 cm, una profondità complessiva di 80 metri e pareti irregolari, piene di sporgenze e rientranze. Giudicando impossibile calarvi dentro una persona, il primo tentativo di salvataggio consistette nel calare nell'imboccatura una tavoletta legata a corde, allo scopo di consentire al bimbo di aggrapparvisi per sollevarlo; tale scelta si rivelò un grave errore, in quanto la tavoletta si incastrò nel pozzo a 24 metri, ben al di sopra di Alfredino e non fu più possibile rimuoverla, poiché la corda che teneva la tavoletta si spezzò e di conseguenza il condotto ne risultò quasi completamente ostruito. Vennero scavati due tunnel: uno veticale e uno orizzontale. Alfredino, a causa delle vibrazioni causate dagli scavi scivolò più in basso fino a 60 metri. Uomini di esile corporatura si calarono nella speranza di riportalo in superficie.
Ma tutto fu vano. Dopo la dichiarazione di morte presunta per assicurare la conservazione del corpo, il magistrato competente ordinò che fosse immesso nel pozzo del gas refrigerante (azoto liquido a −30 °C). Il cadavere fu poi recuperato l'11 luglio seguente, ben 28 giorni dopo la morte del bambino.
https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Vermicino
Nicola Silvestri (Scerne [Chieti], anni 3) Il 20 aprile 1996 sparì agli occhi della madre mentre questa rientrava in casa. Pochi
minuti e il bambino era già
scomparso nel nulla. Iniziarono le ricerche a tappeto di tutta la campagna. Vennero fatte tutte le ipotesi dal rapimento, all'allontamento. Guardarono anche quel pozzo artesiano, a soli sette metri
dalla casa, ma così, dall' alto videro nulla finchè i vigili del
fuoco per non lasciare nulla intentato decisero di svuotare il pozzo. Il corpicino di Nicola era sul fondo, sotto quattro metri di acqua, dove nessuno pensava di poterlo trovare.
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/21/scompare-bimbo-di-anni-lo-trovano-morto.html
A Gravina di Puglia, il scomparvero il 5 giugno 2006 due fratellini Francesco (Ciccio, 13 anni) e
Salvatore (Tore, 11 anni) Pappalardo. I due ragazzi uscirono a giocare in un fabbricato fatiscente chiamato “casa delle cento stanze” ma a sera, però, non rientrarono a casa: alle 23 e 50 il padre ne denunciò la scomparsa e partirono le ricerche. Tante ipotesi vennero fatte dal rapimento, alla pedofilia, all'allontanamento volontario in quanto figli di separati. Vennero cercati dappertutto ma dei piccoli nesuna traccia.
A novembre 2007 il padre venne arrestato con accusa di omicidio.
Il 25 febbraio 2008 Michelino, 12 anni, precipita nel pozzo che conduce a una cisterna nello stesso edificio dove i fratellini erano andati a giocare. Michelino dopo un volo di circa 10 metri non ha riportato ferite ma in fondo al pozzo vede i due corpicini. Gli abiti e le scarpette trovati accanto ai corpi sembrano appartenere a Ciccio e Tore. I graffi sulle pareti, tentativo disperato di scalare quella prigione, parlano di una fine terribile. Gli esami autopsia daranno in seguito la conferma. I piccoli morirono di stenti, forse, nel corso di un gioco. Ciccio morì per primo per l’emorragia causata dalla caduta. Tore sopravvisse al fratellino per diverse ore. È morto nel sonno per fame, freddo e per l’emorragia causata dalle ferite. Il papà dei piccoli venne scagionato dalle accuse e l’inchiesta definitivamente archiviata nell’aprile 2016.
https://www.papaboys.org/ciccio-e-tore-i-fratellini-di-gravina-morti-10-anni-fa-nella-cisterna-oggi-li-ricordiamo-nella-preghiera/
In un villaggio vicino a Manesar, a 40km da Nuova Delhi, nel 2012, Mahi, una bambina di 5 anni, nel giorno del suo compleanno, mentre giocava coi suoi amichetti, cadde in un pozzo profondo 25 metri. Dopo averla localizzata decisero di scavare un pozzo verticale parallelo a quello esistente. Il soccorso rallentò a causa della dura roccia nel punto in cui si doveva scavare il tunnel orizzontale per arrivare alla bimba.
La piccola, portata in superficie dopo quattro giorni, era già senza vita.
https://www.repubblica.it/esteri/2012/06/24/news/bimba_pozzo-37855376/
Nel 2017, 1 aprile un bambino di origini rumene, Adrian Costan, di soli 23 mesi, cadde in un pozzo del giardino di casa, con un muretto di recinzione di appena 40cm, a Velletri mentre giocava con la sorellina di 3 anni. Fu proprio lei a lanciare l’allarme e a far calare il nonno nel pozzo profondo 8 metri e con l’acqua che aveva raggiunto i 4 metri di altezza. Il nonno, in attesa dei soccorsi lo tenne con la testa fuori dall’acqua. Il piccolo Adrian giunse in ospedale in stato di coma con diagnosi di annegamento e arresto cardiocircolatorio dove morì due giorni.
https://roma.repubblica.it/cronaca/2017/04/03/news/roma_morto_il_bambino_caduto_nel_pozzo-162121757/ù
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/21/scompare-bimbo-di-anni-lo-trovano-morto.html
A Gravina di Puglia, il scomparvero il 5 giugno 2006 due fratellini Francesco (Ciccio, 13 anni) e
Salvatore (Tore, 11 anni) Pappalardo. I due ragazzi uscirono a giocare in un fabbricato fatiscente chiamato “casa delle cento stanze” ma a sera, però, non rientrarono a casa: alle 23 e 50 il padre ne denunciò la scomparsa e partirono le ricerche. Tante ipotesi vennero fatte dal rapimento, alla pedofilia, all'allontanamento volontario in quanto figli di separati. Vennero cercati dappertutto ma dei piccoli nesuna traccia.
A novembre 2007 il padre venne arrestato con accusa di omicidio.
Il 25 febbraio 2008 Michelino, 12 anni, precipita nel pozzo che conduce a una cisterna nello stesso edificio dove i fratellini erano andati a giocare. Michelino dopo un volo di circa 10 metri non ha riportato ferite ma in fondo al pozzo vede i due corpicini. Gli abiti e le scarpette trovati accanto ai corpi sembrano appartenere a Ciccio e Tore. I graffi sulle pareti, tentativo disperato di scalare quella prigione, parlano di una fine terribile. Gli esami autopsia daranno in seguito la conferma. I piccoli morirono di stenti, forse, nel corso di un gioco. Ciccio morì per primo per l’emorragia causata dalla caduta. Tore sopravvisse al fratellino per diverse ore. È morto nel sonno per fame, freddo e per l’emorragia causata dalle ferite. Il papà dei piccoli venne scagionato dalle accuse e l’inchiesta definitivamente archiviata nell’aprile 2016.
https://www.papaboys.org/ciccio-e-tore-i-fratellini-di-gravina-morti-10-anni-fa-nella-cisterna-oggi-li-ricordiamo-nella-preghiera/
In un villaggio vicino a Manesar, a 40km da Nuova Delhi, nel 2012, Mahi, una bambina di 5 anni, nel giorno del suo compleanno, mentre giocava coi suoi amichetti, cadde in un pozzo profondo 25 metri. Dopo averla localizzata decisero di scavare un pozzo verticale parallelo a quello esistente. Il soccorso rallentò a causa della dura roccia nel punto in cui si doveva scavare il tunnel orizzontale per arrivare alla bimba.
La piccola, portata in superficie dopo quattro giorni, era già senza vita.
https://www.repubblica.it/esteri/2012/06/24/news/bimba_pozzo-37855376/
Nel 2017, 1 aprile un bambino di origini rumene, Adrian Costan, di soli 23 mesi, cadde in un pozzo del giardino di casa, con un muretto di recinzione di appena 40cm, a Velletri mentre giocava con la sorellina di 3 anni. Fu proprio lei a lanciare l’allarme e a far calare il nonno nel pozzo profondo 8 metri e con l’acqua che aveva raggiunto i 4 metri di altezza. Il nonno, in attesa dei soccorsi lo tenne con la testa fuori dall’acqua. Il piccolo Adrian giunse in ospedale in stato di coma con diagnosi di annegamento e arresto cardiocircolatorio dove morì due giorni.
https://roma.repubblica.it/cronaca/2017/04/03/news/roma_morto_il_bambino_caduto_nel_pozzo-162121757/ù
Julen Rosello Garcia (Malaga, 2016 – Totalan, 13 gennaio 2019)
Julen è scomparso il 13 gennaio 2019 mentre i suoi genitori, José e
Vicky, stavano facendo un picnic. Cadde in un pozzo artesiano profondo
107 metri con un diametro di 25-30 cm sulla Dolmen del Cerro de la Corona a 650 metri dal centro di Totalán. I tentativi iniziali di raggiungere Julen non hanno avuto successo a causa del blocco del budello roccioso a 71 metri di profondità. Questo è stato scoperto quando una telecamera è stata abbassata nel pozzo. I soccorritori sono riusciti a rimuovere solo circa 30 cm di macerie prima di decidere di seguire piani di salvataggio alternativi.
La costruzione del pozzo parallelo verticale ha richiesto diversi giorni a causa della natura rocciosa della terra. Il 24 gennaio 2019, il tunnel verticale fu completato e i soccorritori iniziarono a scavare la galleria orizzontale. Il 26 gennaio alle 01.25 ora locale, i soccorritori hanno localizzato il suo corpo senza vita nel pozzo. Il 27 gennaio l'autopsia ha rivelato che il bambino è morto sul colpo a causa di un trauma cranico.
Julen aveva un fratello più grande Óliver. Nel 2017, all’età di tre anni, quando Julen era appena nato, è morto improvvisamente per un infarto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Julen_Rosell%C3%B3
Un caso analogo a lieto fine riguarda Jessica McClure Morales, una bimba di quasi due anni negli USA. La piccola cadde nel pozzo del giardino della zia il 14 ottobre 1987. Furono necessarie 58 ore di lavoro per liberare la piccola bloccata a 6,7 metri circa di profondità, nel pozzo largo circa 20 cm.
La terribile vicenda ebbe un lieto fine anche se Jessica riportò
l’amputazione di un dito del piede andato in cancrena per insufficiente
apporto di sangue mentre era nel pozzo e una cicatrice sulla fronte per
avere urtato la testa contro le pareti. In tutto il 1987 fu sottoposta a
15 interventi chirurgici. Jessica, ora quasi 33enne, si è sposata ed ha
due figli ma non ricorda direttamente l’accaduto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Jessica_McClure
Immagini dal web.
https://it.wikipedia.org/wiki/Jessica_McClure
Immagini dal web.
lunedì 14 gennaio 2019
TELENOVELAS
Dagli anni '80 ad oggi la nostra televisione sia nazionale che le reti libere hanno cambiato programmi, han tagliato, cucito, messo in onda quello che va a passo con i caotici tempi moderni.
Tra questi tagli ci sono state le telenovelas considerate interminabili.
Se questo fosse il loro pensiero potrei condividerlo, ma il loro posto è stato sostituito con le lunghissime saghe familiari (le vecchie telenovelas) trasformandone il nome in soap opera.
La differenza tra le une e le altre sta nelle puntate: se la telenovela ha un massimo di 200 pubtate (vale a dire 6 mesi più o meno di messa in onda), le soap durano anni e anni col dubbio di invecchiare, ammalirsi e morire senza sapere la fine.
La trama della telenovela aveva pochi protagonisti ed il cast non era troppo numeroso, tutta la storia era concentrata sulle vicende del protagonista e l'epilogo era sempre a lieto fine. La soap ha invece diversi protagonisti e la storia di uno si ripete ad un altro protagonistra.
Un esempio può essere Figli miei vita mia (162 puntate) e Beautiful, iniziato dal 1987 e giunta ad oggi all'episodio 7812 in Italia e 8010 negli USA.
Personalmente mi mancano le telenovele. Alcune puntate vengono pubblicate su Youtube (Andrea Celeste e altre), ma alcune sono sparite dalle emittenti televisive.
E' ormai risaputo che le mie preferite sono Gli emigranti e Figli miei, vita mia, ma se della prima tra l'altro trasmessa solo la prima parte terminata a fine 1983 c'è stata una replica pochi mesi dopo nell'84, la telenovela Figli miei vita mia ha avuto più fortuna. Cercando in rete ho trovato qualche emittente locale che ha trasmesso negli anni scorsi le repliche:
Tutto dal web
Tra questi tagli ci sono state le telenovelas considerate interminabili.
Se questo fosse il loro pensiero potrei condividerlo, ma il loro posto è stato sostituito con le lunghissime saghe familiari (le vecchie telenovelas) trasformandone il nome in soap opera.
La differenza tra le une e le altre sta nelle puntate: se la telenovela ha un massimo di 200 pubtate (vale a dire 6 mesi più o meno di messa in onda), le soap durano anni e anni col dubbio di invecchiare, ammalirsi e morire senza sapere la fine.
La trama della telenovela aveva pochi protagonisti ed il cast non era troppo numeroso, tutta la storia era concentrata sulle vicende del protagonista e l'epilogo era sempre a lieto fine. La soap ha invece diversi protagonisti e la storia di uno si ripete ad un altro protagonistra.
Un esempio può essere Figli miei vita mia (162 puntate) e Beautiful, iniziato dal 1987 e giunta ad oggi all'episodio 7812 in Italia e 8010 negli USA.
Personalmente mi mancano le telenovele. Alcune puntate vengono pubblicate su Youtube (Andrea Celeste e altre), ma alcune sono sparite dalle emittenti televisive.
E' ormai risaputo che le mie preferite sono Gli emigranti e Figli miei, vita mia, ma se della prima tra l'altro trasmessa solo la prima parte terminata a fine 1983 c'è stata una replica pochi mesi dopo nell'84, la telenovela Figli miei vita mia ha avuto più fortuna. Cercando in rete ho trovato qualche emittente locale che ha trasmesso negli anni scorsi le repliche:
- dal 2 ottobre 2006 alle 14,30 su Antenna sud.
- 2010 - Teleroma 56
- 2013 - E21 Teletorino. Nell'arco della giornata venivano trasmesse quattro puntate (h. 6,30, 9,30, 14,30 e 19,30 di cui non so se qualcuno fosse una replica.
- nel 2014 venne trasmessa da Canale Romagna alle ore 15,45
- nel 2015 repliche si Ab Channel (Rete Italia)
- 2018 su TV7 Triveneta.
- e infine non ho capito bene se su Teleuniverso (Lazio) alle 17,00 e alle 12,45 è in programmazione ora o lo è stata nel gennaio 2018. (il post nn aveva data e il precedente risaliva al 2018).
Tutto dal web
Iscriviti a:
Post (Atom)










































































