AVVISO AI NAVIGANTI...: SIAMO ALLA RICERCA DI NOTIZIE DI QUESTI ILLUSTRATORI DI LIBRI PER L'INFANZIA ANNI '50-'60 : MARIAPIA FRANZONI TOMBA; BRUNO TOMBA; ANNA FRANZONI; ITALO ORSI; ROSELLA BANZI MONTI. CHIUNQUE PUO' AIUTARCI NELLA RICERCA DI NOTIZIE(anche la più piccola) PUO' INSERIRE UN COMMENTO IN QUALSIASI POST.

giovedì 6 febbraio 2020

Il segno del comando


Il segno del comando è uno sceneggiato televisivo di genere fantastico/giallo  prodotto dalla RAI nel 1971 in cinque puntate. Il tema era inusuale per i tempi: occultismo, esoterismo, spiritismo, reincarnazione, presenze fantasmatiche, sullo sfondo di una Roma in continuo bilico tra passato e presente, tra realtà e mistero.

TRAMA

Lancelot Edward Forster è un professore di letteratura inglese presso l'università di Cambridge. Ha scoperto per caso un inedito diario di Lord Byron, scritto durante il soggiorno romano del 1817, ed è alle prese con la sua traduzione, di cui ha pubblicato la prima parte su una prestigiosa rivista letteraria inglese. In un passo del diario, Byron ha annotato:
«21 aprile 1817, notte, ore 11. Esperienza indimenticabile, luogo meraviglioso, piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale, fontana con delfini, messaggero di pietra, musica celestiale, tenebrose presenze».
La pubblicazione del diario attira l'attenzione di George Powell, addetto culturale dell'ambasciata inglese a Roma, che invita Forster a tenere una conferenza presso il British Council in occasione della settimana byroniana. Il professore riceve anche un secondo invito a recarsi nella Città Eterna, da un misterioso pittore, un certo Marco Tagliaferri, che gli invia una fotografia della piazza citata da Byron, che Forster ritiene invece un luogo inventato, sfidandolo a trovarla. Incuriosito dalla coincidenza, Forster si precipita nella capitale italiana.
Appena arrivato, fa visita allo studio di Tagliaferri, in via Margutta 33. Ad aprirgli è Lucia, la modella del pittore, che, scalza e semisvestita, lo tiene sulla porta e rimanda l'incontro con l'artista a quella stessa sera in una locanda di Trastevere, la Taverna dell'Angelo. Su consiglio di Lucia, Forster va ad alloggiare all'Hotel Galba, dove gli assegnano la stanza 33. Vi incontra la direttrice, la signora Giannelli, che nega di conoscere la modella, e una sua vecchia fiamma, Olivia, anche lei ospite dell'albergo insieme al compagno Lester Sullivan, detto il Barone rosso, antiquario irlandese a Roma per affari.


Forster cerca di contattare telefonicamente Tagliaferri. Con grande sorpresa scopre che il pittore è morto. Recatosi al British Council, incontra Powell e ha occasione di conoscere la sua segretaria italiana Barbara, studentessa di archeologia, che si offre di individuare la fantomatica piazza.
Si fa sera e arriva l'ora dell'appuntamento con Lucia. La modella conduce Forster per i vicoli di Trastevere fino alla Taverna dell'Angelo, dove però Tagliaferri non si presenta. Forster, dopo aver bevuto del vino, inizia a sentirsi strano e, in preda a spaventose allucinazioni, perde i sensi. Svegliato da una prostituta, si ritrova solo, riverso nella propria automobile: la sua valigetta, contenente la riproduzione in microfilm del diario byroniano, è sparita. Frastornato, rifiuta l'aiuto della donna e raggiunge il più vicino commissariato. Il maresciallo di polizia, trasteverino, non ha mai sentito parlare di una Taverna dell'Angelo e, incredulo, lo invita a sporgere denuncia per un tipico furto con raggiro.
Deluso e sempre più confuso, Forster torna alla sua automobile, dove trova il medaglione con l'effigie di una civetta indossato da Lucia. Un fischio lontano, che si spegne tra i vicoli deserti, attira la sua attenzione, ma della taverna sembra non esserci più traccia. Fatto giorno, Forster torna allo studio di Tagliaferri, dove l'attende una rivelazione sconcertante: il pittore romano è sì morto, ma un secolo prima.


È un anziano colonnello in pensione, discendente del Tagliaferri nonché suo omonimo, a dare al professore la notizia. L'uomo, che abita accanto allo studio del pittore e colleziona orologi antichi, gli racconta la storia del suo antenato, morto giovane in circostanze misteriose, e della sua amante e modella Lucia, che si uccise disperata il giorno dopo. Leggenda vuole che il fantasma della modella si aggiri ancora per le stanze dello studio abbandonato.
Forster rivela di aver incontrato Lucia: non un fantasma, ma una ragazza in carne e ossa. Quando chiede che aspetto avesse il pittore, il colonnello lo esorta a visitare l'Antico Caffè Greco, che conserva un autoritratto di Tagliaferri: Forster rimane di stucco per la forte rassomiglianza con sé stesso. Tornato in albergo e rassicurato da Powell, il professore riceve la telefonata di un misterioso anonimo: potrà ritrovare la sua valigetta al Cimitero degli inglesi.
Tra i viali del cimitero gli sembra di scorgere nuovamente Lucia. Seguendo la ragazza, giunge nei pressi di una tomba, su cui gli appare appoggiata la figura di un uomo che sembra Tagliaferri. La tomba è quella del pittore: leggendo le date impresse sulla lapide, Forster scopre che Tagliaferri era nato nel suo stesso giorno un secolo prima, il 28 marzo 1835, ed era morto nello stesso giorno, il 28 marzo, del 1871. La conferenza su Byron è fissata per la sera del 28 marzo 1971: stesso giorno, un secolo dopo. Turbato, Forster si confida con Olivia, che gli confessa di essere spaventata da tutta questa storia.


Forster fa esaminare il medaglione di Lucia da un esperto d'arte, Prospero Barengo. L'antiquario riconosce il manufatto come la rara opera di un orafo del 1700, Ilario Brandani, noto per le sue attività negromantiche. Mentre Barengo va a chiamare Sullivan per mostrargli il medaglione, Olivia, in preda al terrore, scongiura Forster di sbarazzarsene, convinta che sia maledetto come tutte le opere di Brandani. Sullivan rivela inoltre che anche Brandani è nato e improvvisamente morto il 28 marzo, ma di due secoli prima: 1735-1771.
Intanto Barbara ha scoperto che la foto della piazza è il fotomontaggio di un quadro. Forster si reca alla Biblioteca Angelica, per cercarne notizie. V'incontra uno stravagante principe, Raimondo Anchisi, che si dichiara uno studioso dilettante dell'opera di Byron e che lo invita nel suo palazzo, dove conserva un'aggiornatissima collezione di studi byroniani. Forster non si sbilancia, ma quando scopre che il quadro Fantasia architettonica con motivi romani, opera di Tagliaferri, appartiene alla collezione Anchisi, raggiunge nottetempo il palazzo del principe. L'edificio sembra disabitato, quando una figura di donna appare a una finestra, recando un candelabro, e dal buio spunta Lucia, più inquietante e sfuggente che mai.


Forster torna al British Council e si confida con Powell, che al solito minimizza. Barbara non crede ai fantasmi, ma ricorda che secondo la leggenda chi vede il fantasma di Palazzo Anchisi è destinato a morire entro il mese e il 28 marzo 1971 è sempre più vicino.
Il professore torna da Anchisi, che lo accoglie calorosamente mentre sta cacciando in malo modo Sullivan, che cercava di convincerlo a vendere la sua collezione. Il principe invita Forster nel suo studio, pieno di scritti su Byron e di volumi su esoterismo e occultismo. Anchisi affronta il tema della misteriosa annotazione di Byron: a suo dire, descrive un'esperienza esoterica, vissuta dal poeta inglese in un palazzo, che si affacciava sulla piazza dipinta da Tagliaferri. Nel palazzo, due secoli prima, secondo Cagliostro, abitava un potente negromante, la cui identità può essere svelata solo da un predestinato.
Ancora turbato, Byron aveva fatto seguire alla sua annotazione dei versi in italiano:
«Voltai le spalle al Signore e camminai sui sentieri del peccato. Voltai le spalle al Signore, ma quando il tempo finì, seppi che ero giunto dove non dovevo giungere...».
Forster si mostra scettico. Quando chiede notizie del quadro, Anchisi lo informa che sta per essere venduto all'asta e che il colonnello Tagliaferri ha avuto un malore.
Forster raggiunge la clinica dov'è ricoverato il colonnello, ma le sue condizioni non consentono visite. La nipote del colonnello gli consegna la chiave dello studio del suo antenato. Lasciando la clinica, il professore non si accorge dell'arrivo di Sullivan. Entrato nello studio di Tagliaferri, si rende conto che è pericolante e disabitato almeno dalla morte del pittore. Un rumore di passi annuncia l'arrivo di Powell, là convocato da una telefonata anonima. Insieme salgono fino al soppalco, dove, superato il bassorilievo di una civetta, ritrovano la valigetta del professore con i microfilm del diario di Byron.
Forster cerca di aggiudicarsi l'asta del quadro, ma è battuto da un intermediario, che agisce su incarico di un cliente incognito.Tornato in albergo, incontra Sullivan, al quale tutta la faccenda sembra una specie di caccia al tesoro, la cui mappa è nel diario di Byron. Li interrompe la signora Giannelli, che reca un biglietto con un indirizzo in città: se è ancora interessato all'acquisto del quadro, il professore vi si dovrà trovare alle 22. Giunto al civico, vi vede entrare la stessa signora Giannelli. Accompagnato in una stanza del palazzo, trova la signora e altri strani figuri, che lo attendono per iniziare una seduta spiritica.


La medium, una donna vestita di nero con il volto coperto da un lungo velo che ne dissimula i lineamenti, apparentemente posseduta dallo spirito di Tagliaferri, rivela che il quadro si trova in una nave a remi e che la piazza del quadro esiste. Quando Forster le chiede com'è morto Tagliaferri, la medium invita gli altri partecipanti a uscire; poi rivela che il pittore era già morto da un secolo e che anche Forster è già morto. Alzatasi, lancia un urlo spaventoso e sviene. Forster la soccorre e si accorge che è Lucia. Adagiatala su un divano, si volge per cercare aiuto, ma sembra che ogni via d'uscita sia stata serrata. Quando torna a guardare il divano, anche Lucia è misteriosamente scomparsa, lasciando però aperta una delle porte della stanza. Forster si trova a vagare per il magazzino della sartoria teatrale Paselli.
Scosso, fa ritorno in albergo: il portiere lo informa che Olivia e Sullivan sono improvvisamente partiti. Dalla finestra della sua stanza scorge la signora Giannelli e Lucia che rientrano in hotel da un ingresso secondario. Il professore si precipita nella camera della signora Giannelli, che insiste di essere sola. Lo squillo del telefono interrompe la tesa conversazione. La signora Giannelli esita a rispondere. Appena sollevato il ricevitore, il professore glielo strappa di mano: all'altro capo, un uomo cerca di Sullivan per avvertirlo che il colonnello Tagliaferri è morto.


Forster fa visita alla nipote del colonnello e scopre che, nell'esatto istante in cui è morto, ha smesso di funzionare un pezzo importante della sua collezione: un orologio del '700, opera dell'orafo Ilario Brandani. All'interno dell'orologio ci sono l'effigie di una civetta e il nome di un santo: Onorio. Il professore si reca alla chiesa di Sant'Onorio al Monte, ma non vi trova nessun apparente collegamento con Tagliaferri o con Brandani.
Deluso, torna a studiare i microfilm del diario di Byron a casa di Barbara, quando riceve una telefonata di Sullivan. Il Barone rosso parla di un ingranaggio di morte che si è messo in moto e che ha già mietuto la prima vittima nel colonnello Tagliaferri. Se Forster non vuole essere la prossima, deve risolvere un mistero, che è come una banconota strappata in due parti: Sullivan ne ha una, l'altra è nel diario di Byron. La telefonata, a cui assiste Powell nascosto nel giardino della residenza di Sullivan, è interrotta da due spari.

La mattina dopo Forster va da Powell per metterlo al corrente degli ultimi sviluppi, che il diplomatico inglese finge di non conoscere. Il professore ricorda che, all'arrivo all'Hotel Galba, aveva trovato Olivia intenta ad ascoltare alla televisione l'esecuzione per orchestra del Salmo XVII di Baldassarre Vitali. Torna con Powell alla chiesa di Sant'Onorio al Monte, dove sono custoditi i salmi musicati dal compositore, ma nella collezione manca proprio il XVII.
Insieme raggiungono la Basilica di Massenzio, dove l'orchestra del concerto televisivo sta provando. Forster, per un momento, crede di vedere Lucia tra i violoncellisti. Il direttore d'orchestra conferma che non c'è traccia dello spartito originale con il testo del Salmo XVII e accenna a una leggenda, per la quale il salmo è legato a un segreto e tra i suoi versi si cela un messaggio criptato. Stavolta è Powell a mostrarsi scettico. Per lui la chiave del mistero è nel quadro e l'asta era una trappola per far uscire allo scoperto Sullivan.

Forster e Powell pranzano con Barbara. Vengono a sapere dalla ragazza che a Roma è rimasta una sola nave a remi: è l'isola Tiberina, che ne ha la forma e, secondo la leggenda, sorge nel luogo in cui ne affondò una. Nell'unico appartamento sull'isola, con stupore e sollievo, il professore ritrova Olivia e il quadro di Tagliaferri. La donna, terrorizzata, lo scongiura di lasciare Roma per sfuggire ai personaggi occulti e terribili che manovrano i fili di tutta la storia. Forster inizia a sospettare di Powell e di Anchisi. Tra le cose di Sullivan il professore trova un metodo per l'apprendimento della musica. Olivia spiega che serviva al Barone rosso per studiare la partitura del Salmo XVII di Vitali.
A sera Forster accetta un nuovo invito del principe Anchisi. Dopo cena, il nobile rievoca una seduta spiritica di qualche anno prima, durante la quale lo spirito di Tagliaferri aveva parlato di un tragico mistero, nascosto nelle pagine del diario sconosciuto di un grande poeta: quello di Byron scoperto dal professore. Il principe rivela a Forster che Tagliaferri, oltre che un pittore, era anche un noto spiritista che, convinto di essere la reincarnazione di Brandani, teneva le sue sedute all'Hotel Galba.

Nel suo studio, Anchisi mostra a Forster un libro del '700, appartenuto al colonnello Tagliaferri. L'anonimo autore scrive di un maestro, che affidò un segreto lascito a familiari fidati, affinché lo nascondessero, custodito «da un messaggero con corpo ma senz'anima», in una piazza, dov'erano un rudere romano e una fontana con delfini. Oltre non si può leggere: le pagine del libro sono devastate, come da furiose pugnalate. Il lascito è noto come il segno del comando, anche se nessuno sa cosa sia: può essere ritrovato solo da un predestinato.
Improvvisamente Forster precipita in una dimensione onirica. Mentre passeggia sulle tombe di Brandani e di Tagliaferri, accompagnato ora da Lucia ora da Barbara, incontra Anchisi, il sarto Paselli, l'antiquario Barengo e la signora Giannelli che, con altre persone, stanno preparando la sua sepoltura per il 28 marzo. Arriva Sullivan, che lo scongiura di salvare Olivia; infine gli appare la stessa Olivia che, legata, terrorizzata e sofferente, invoca il suo aiuto prima di morire. Forster si risveglia nel suo letto all'Hotel Galba, destato dalla cameriera che gli porta la colazione.


Olivia è davvero morta: apparentemente si è tolta la vita. Forster, che non crede al suicidio dell'amica, affronta Powell: il diplomatico, per conservare la fiducia del professore e garantirsi la sua collaborazione, gli rivela di essere un agente dell'Intelligence Service.
È il 24 marzo e a Forster non resta che immergersi nello studio del diario di Byron alla ricerca di un qualche indizio. Si imbatte nella frase:
«Notte indimenticabile in casa di O. Ch'io possa essere dannato, se accetto di nuovo un suo invito». 
Si convince che O., unico personaggio incognito del diario, sia la chiave del mistero. Insieme a Barbara, setaccia le biblioteche di Roma e i registri parrocchiali, finché non lo identifica: O. sta per Oberon, soprannome affibbiato da Byron a Sir Percy O. Delaney. Nel 1817 abitava in un palazzo di Via delle Tre Spade, al numero 119. È il 28 marzo.
All'ingresso del palazzo, Forster ritrova l'effigie della civetta. Sceso nella cripta, sotto un'edicola con un'icona del Cristo, scorge la tomba di Sir Percy. All'improvviso sente un organo eseguire il Salmo XVII di Baldassarre Vitali. Il suono della melodia lo guida a un appartamento nel palazzo. Gli apre un anziano cieco: è lui a custodire lo spartito del Salmo, detto "della doppia morte", che Vitali non aveva voluto affidare a Sant'Onorio, perché la riteneva una musica maledetta. Leggendo lo spartito, Forster scopre che i versi «Voltai le spalle al Signore e camminai sui sentieri del peccato...» non sono di Byron, ma di Vitali. L'anziano gli racconta che la piazza, su cui guarda l'edificio, un tempo era quella descritta da Byron e dipinta da Tagliaferri: affacciatosi alla finestra, il professore vede Lucia nella piazza e si precipita in strada.


La modella si lascia inseguire per le vie di Roma e conduce Forster alla sartoria Paselli, fino alla stanza della seduta spiritica. Poi scompare. Nel palazzo entrano anche Sullivan, che aveva solo inscenato la sua morte e stava seguendo Forster, e Powell, che a sua volta stava alle calcagna di Sullivan per proteggere il professore. I due si affrontano pistole alla mano: Powell rinfaccia al Barone rosso di aver eliminato in Olivia un testimone scomodo e gli chiede conto del carteggio von Essen. Sullivan, nel tentativo di fuggire, apre la chiusura provvisoria di una finestra in restauro, cade nel vuoto e muore. Powell si mostra convinto che il professore sia stato vittima delle trame di Sullivan, interessato alle sue ricerche, ma non dice di più.
Viene il tempo della conferenza. Al British Council si presentano l'antiquario Barengo, la signora Giannelli e il principe Anchisi, che si qualifica come proprietario dell'Hotel Galba. Forster espone le sue scoperte: nel palazzo di Via delle Tre Spade, che fu di Oberon, nel Settecento abitava Baldassarre Vitali, anch'egli un negromante. Il suo spirito apparve a Byron nel corso della seduta spiritica citata da Anchisi, confessando di aver ucciso Ilario Brandani per carpirgli il segno del comando. Il compositore aveva poi criptato nel testo del Salmo XVII l'indicazione del luogo, in cui lo aveva nascosto.


Dopo la conferenza, Forster cerca di rintracciare il luogo, ma è preceduto da Powell che, ai piedi della statua di un angelo (il «messaggero con corpo ma senza anima») gli rivela finalmente la sua missione: recuperare un compromettente dossier segreto tedesco. Un ufficiale delle SS, durante la guerra, aveva alloggiato nella casa del cieco: appassionato di musica, aveva decifrato il testo di Baldassarre Vitali e aveva usato per il dossier lo stesso nascondiglio del segno del comando, che intanto è scomparso.
Il 28 marzo sta finendo e Forster sembra dover andare incontro al suo ineluttabile tragico destino, lo stesso di Brandani e di Tagliaferri. Addentratosi nei sotterranei, che si aprono dietro la statua dell'angelo, alla vana ricerca del segno del comando, si ritrova nel cantiere della metropolitana di Roma: sta per essere schiacciato da una macchina operatrice, quando, a mezzanotte, i lavori vengono fermati, appena in tempo. La predestinazione è stata smentita. Al contrario Powell, dopo un'accesa discussione con il principe Anchisi e la sua confraternita, muore in un incidente stradale alle luci dell'alba.
Forster si ritrova tra i vicoli di Trastevere. Per caso riconosce la Taverna dell'Angelo. Entrato, vi trova Lucia. La ragazza gli confida che la predestinazione non si è compiuta, perché il segno del comando è già in suo possesso: è il medaglione di Lucia con l'effigie della civetta, lasciato sul sedile della sua automobile dopo il loro precedente incontro nella taverna. Ma Lucia è una ragazza assunta da Anchisi per impersonare la modella di Tagliaferri o è il fantasma della vera Lucia?


Trama completa  copiata ed incollata dahttps://it.wikipedia.org/wiki/Il_segno_del_comando
:

LE REINCARNAZIONI negli anni 1700,1800,1900.
Brandani/Tagliaferri/Forster,
Vitali/Byron/Powell,
Cagliostro/Oberon/Anchisi

CAST:

Ugo Pagliai: Lancelot Edward Forster
Carla Gravina: Lucia
Massimo Girotti: George Powell
Carlo Hintermann: Lester Sullivan
Rossella Falk: Olivia
Paola Tedesco: Barbara
Franco Volpi: principe Raimondo Anchisi
Augusto Mastrantoni: col. Marco Tagliaferri
Angiola Baggi: Giuliana, nipote del colonnello 
Silvia Monelli: la sig.ra Giannelli,
Roberto Bruni: Prospero Barengo
Amedeo Girardi: Paselli, il sarto



In questo bloog si poossono vedere le location esatte dello sceneggiato.  
https://www.davinotti.com/index.php?option=com_content&task=view&id=286&Itemid=79

Nel 1992 la Fininvest realizzò un remake dello sceneggiato trasmesso da Canale 5 la sera del 1º marzo, con la partecipazione di noti attori, tra i quali spiccano Robert Powell nei panni del professor Forster ed Elena Sofia Ricci in quelli di Lucia.

martedì 7 gennaio 2020

I peccatori di Peyton Place/Ritorno a Peyton Place

I PECCATORI DI  PEYTON PLACE 

 Nella piccola cittàdi Peyton, apparentemente una tranquilla cittadina, si svolgono tanti drammi di cui nessuno ne è a conoscenza.
 Lucas Cross, bevitore accanito e uomo violento, vive con la moglie Nellie, e i figli di lei avuti dal  primo marito: Paul, ventunenne, e Selena, un'adolescente dalla rigogliosa bellezza. Nellie lavora giornalmente come domestica in casa di Costance MacKenzie, proprietaria di un negozio, donna ancora giovane e piacente ma sessualmente repressa e ossessionata dal pettegolezzo, ed ha una figlia Allison che ambisce diventare una scrittrice.  Constance conosce Michael Rossi nuovo preside della scuola cittadina che si innamora di lei. I due si fidanzano e in seguito si sposeranno.  Allison litiga con la  madre a causa di Rodney Harrington: ma delusa da lui trova conforto nella compagnia intelligente e discreta di Norman Page, un ragazzo introverso, totalmente succube di una madre possessiva e bigotta. Quando Allison scoprirà di non essere orfana di padre ma di essere figlia illegittima, tra le due si creerà una rottura e lascerà la cittadina per seguire il suo sogno. Norman  partirà per la guerra ed entrerà nei corpi speciali. Anche Rodney, il giovane borghese remissivo figlio dell'industriale in vista del luogo, subito dopo aver sposato l'esuberante Betty Anderson contro il volere del genitore andrà a combattere ma cadrà in guerra.   Selena Cross  rassicurata dall'amore rispettoso e sincero di Ted Carter,  una sera  viene violentata dal patrigno Lucas. Qualche tempo dopo ella si accorge di aspettare un bambino. Con l'aiuto del dottor  Swain Selena abortirà. Una sera Allison, rientrata in casa, trova il corpo esanime di Nellie Cross, che s'è uccisa dopo aver compreso quello che ha fatto suo marito Lucas alla figlia.  Lucas lascia la cittadina  e si arruola in marina. Ma quando  torna a casa all'improvviso e tenta di aggredire Selena, ella lo colpisce con un attizzatoio e l'uccide. Selena viene sottoposta a processo. Alllison torna a Peyton per testimoniare a favore dell'amica e sul treno incontra Norman.  Selena viene assolta dall'omicidio del patrigno mè tornando viene assolta. Quando esce dal tribunale è convinta che la sua vita sia comunque finita ma trova Ted ad attenderla. Allison alla fine si riconcilia con la madre e inizia una storia d'amore con Norman.











RITORNO A PEYTON PLACE

Allison Mackenzie è andata via dal suo paesino natale, Peyton, per cercare fortuna a New York. Il suo sogno di diventare un'affermata romanziera si realizzerà  quando il suo libro diventa un bestseller.
Il romanzo racconta i fatti accaduti nella sua cittadina.  Se Allison è felice gli abitanti di  Peyton, che si riconoscono nei personaggi del romanzo e vedono la propria vita sbattuta in prima pagina. non la prendono bene, La giovane Selena è tra le vittime più illustri delle rivelazioni di Allison: violentata dal suo patrigno quando era ancora una bambina e abbandonata dal suo fidanzato Ted, (che si è poi sposato contro il volere della madre con una ragazza italiana) ora rischia di perdere anche il giovane Larson che le si è avvicinato. Constance, la madre di Allison, perde i clienti che disertano il suo emporio perché indignati per le verità che la ragazza ha pubblicato sul loro conto. Mike Rossi, patrigno di Allison e preside del liceo locale, viene licenziato per aver preso pubblicamente le difese della sua figliastra. Tutto il mondo di Peyton Place sembra crollare. Allison, assieme al suo editore Lewis Jackman, che è anche l'uomo che sta per sposare deve rimettere tutto a posto e può farlo solo tornando a casa e affrontando i suoi vecchi amici.







 
I CAST  

Non son gli stessi attori che interpretano i personaggi nei due film, alcuni dei quali non si ritrovano. Non potendo vedere il film in lingua italiana non riesco a capire come siano usciti di scena.










venerdì 3 gennaio 2020

Una stella sulla strada di Betlemme (Boris Pasternak)


Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L'alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d'allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

martedì 24 dicembre 2019

La pecora nera alla grotta di Betlemme


C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».

Il regalo di Babbo Natale (di Riccardo Aldighieri)




Babbo Natale partì dal Polo Nord il giorno della vigilia. I folletti quel giorno ebbero un gran da fare per terminare i giocattoli e fare pacchettini, per riempire la slitta.
Finalmente partì.
Il viaggio fu abbastanza movimentato e pieno di soste.
In una di queste incontrò un ragazzo povero ma entusiasta del Natale che lo aspettava con ansia. A Babbo Natale, quando vide la gioia negli occhi di quel bambino, gli si riempi il cuore di felicità; gli piaceva consegnare i doni se come ricompensa portava allegria ai bambini.
Finalmente, il Buon Vecchio dalla barba bianca arrivò alle porte della città a bordo della sua tintinnante e scintillante slitta. Quest'anno la slitta era più carica del solito: c'erano pacchi, pacchetti, pacchettoni, di tutti i colori e di tutte le forme.
Che incanto guardarla!
Babbo Natale non vedeva l'ora di consegnare tutti quei regali ai bambini e di godersi la gioia dei loro visetti al momento di scartarli. Incitò le sue renne e a gran velocità entrò allegramente sotto l'arco della porta principale.
Era notte fonda. Al principio non se ne accorse ma... dopo un po'... cominciò a vedere qualcosa di strano.
Non vedeva in giro neanche un segno del Natale: non c'erano alberi addobbati, nessuna stella cometa fatta di lampadine, le vetrine erano tutte buie.
Quando poi la sua slitta passò sotto le finestre della scuola elementare il suo sbalordimento fu davvero grande; non c'era niente alle finestre, neanche un piccolo disegno.
Ma insomma - disse, anche un po' seccato - che modo è questo di ricevermi?
Babbo Natale fu preso dallo sconforto e cominciò a pensare che si fossero dimenticati di lui, ma subito si riprese e bussò ad una porta per chiedere spiegazioni.
Venne ad aprire un vecchio malandato che lo guardò con occhi assenti e spiegò a Babbo Natale che anche quel giorno avevano subito dei bombardamenti, perché quella città era in guerra e quindi la gente aveva paura di morire.
Per questo i bambini non andavano a scuola e si erano nascosti, e tutte le luci della città erano spente per non farsi vedere dal nemico.
A queste parole Babbo Natale si rattristò moltissimo e allo stesso tempo pensò che doveva regalare un po' di felicità.
Tirò fuori dal sacco un mantello nero e avvolse tutta la città per nasconderla al nemico.
Suonò la campana e raccolse tutti in piazza dove addobbò il più grosso albero di Natale, illuminò tutta la città di mille luci e distribuì tanti doni, a piccoli e grandi.
E, come per incanto, anche gli occhi delle persone tornarono a brillare.