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sabato 5 febbraio 2022

Monica Vitti

Nel giorno dell'addio a Monica Vitti anche io come molti la voglio ricordare. Era una icona del nostro cinema. La sua simpatia, la sua bravura e la sua voce particolare le diedero fama internazionale.

Monica Vitti, il cui vero nome era Maria Luisa Ceciarelli, nacque a Roma il 3 novembre 1931.Visse a Messina con la famiglia (il padre Antonio, ispettore del Commercio Estero, la madre Adele Vittiglia e i fratelli) per otto anni e si trasferirono poi a Napoli dove durante i bombardamenti della guerra per distrarre i rifugiati nei ricoveri antiaerei sotteranei recitava. A causa della sua freddolosità venne soprannominata "Sette vistìni" (sette sottane) proprio perchè ne indossava diversi uno su l'altro.Quando il palazzo in cui abitava venne distrutto tornò a Roma e a quattordici anni entrò in teatro.

Monica bambina coi suoi fratelli

Si diplomò nel 1953 all'Accademia nazionale d'arte drammatica e per poco tempo lavorò in teatro. Nel 1955 esordì come Mariana ne L'avaro di Molière e l'anno seguente, sempre sulla scena palladiana, sostenne il ruolo di Ofelia in Amleto. Nel 1956 fu anche protagonista di Bella al Teatro del Convegno di Milano e a Roma si esibì in una serie di atti unici comici al Teatro Arlecchino (ora Teatro Flaiano).Su consiglio di Sergio Tofano cambiò il suo nome scegliendo Monica, personaggio di un libro che aveva letto e Vitti metà del cognome della madre che aveva perso in giovane età.

con Michelangelo Antonioni



Dopo qualche ruolo di secondo piano in alcune pellicole comiche, venne notata dal regista Michelangelo Antonioni, con il quale intrecciò una relazione artistica e sentimentale. Il regista ne fece la sua musa e la Vitti divenne così protagonista della cosiddetta "tetralogia dell'incomunicabilità". 

La ragazza con la pistola

Fu Mario Monicelli a mettere in risalto la sua sorprendente verve di attrice comica, dirigendola nella commedia La ragazza con la pistola (1968), dove Vitti interpretò il ruolo di Assunta Patanè, una ragazza siciliana che insegue fino in Scozia l'uomo che l'ha "disonorata" (Carlo Giuffré) con l'intento di vendicarsi. Il film ebbe un grande successo e contribuì notevolmente a ridefinire la carriera dell'attrice romana, soprattutto agli occhi del pubblico.

con Jean-Claude Brialy - Il fantasma della libertà

Nel frattempo, recitò in diverse pellicole estere: La donna scarlatta (1969), Il fantasma della libertà (1974) Ragione di stato (1978) e nel 1979, nella commedia Un amore perfetto o quasi suo ultimo film di produzione straniera. Lasciate alle spalle le esperienze internazionali, sia pure sporadiche, e una volta confermato il suo talento brillante, tra gli altri, in Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970), Gli ordini sono ordini (1972) e La Tosca (1973) durante gli anni settanta, fu protagonista di numerose pellicole del filone della commedia all'italiana.


Io so che tu sai che io so

 Negli anni ottanta tornò a lavorare con Michelangelo Antonioni in Il mistero di Oberwald (1980) e Alberto Sordi in Io so che tu sai che io so (1982). Nel 1983, con la pellicola Flirt di e con l'esordiente Roberto Russo, ricevette il premio dell'attrice al Festival di Berlino del 1984; la collaborazione con Russo, suo futuro marito, continuò con Francesca è mia (1986); entrambi i film furono sceneggiati anche dalla stessa Vitti. In quel periodo recitò a teatro in La strana coppia (1987) e Prima pagina (1988)

Amore mio aiutami

In alcuni suoi film, e in questo dove viene picchiata da Sordi, la sua controfigura fu un'ancora sconosciuta Fiorella Mannoia, cantante che proviene da una famiglia di stuntman.

Nel 1988, il prestigioso quotidiano francese Le Monde commise una clamorosa gaffe nei suoi confronti, pubblicando in prima pagina la notizia della sua morte, "avvenuta per suicidio con barbiturici". L'attrice, con grande eleganza e senso dell'umorismo, si limitò a smentire la notizia, ringraziando i responsabili della gaffe per averle allungato la vita.

con Johnny Dorelli

Dopo aver esordito anche nella regia col film Scandalo segreto (1990), da lei anche scritto e interpretato accanto a Catherine Spaak, e che rimane la sua ultima apparizione sul grande schermo, nel 1992 recitò nella miniserie TV Ma tu mi vuoi bene? accanto a Johnny Dorelli, in cui interpretò il ruolo di un'assistente sociale, e nella stagione 1993-1994 fece parte del cast della trasmissione di Rai 1 Domenica in. Alla Mostra del cinema di Venezia del 1995 ricevette infine il Leone d'oro alla carriera.


La malattia, una forma di Alzhaimer, la colpì in una età relativamente giovane e a causa di essa si ritirò a vita privata. si mostrò al pubblico per l'ultima volta nel marzo del 2002, alla prima teatrale italiana di Notre-Dame de Paris. Nello stesso periodo concesse anche l'ultima intervista.
Nel 2016, il marito Roberto Russo ha rotto il silenzio, dichiarando false le voci che circolavano sulla presunta degenza dell'attrice presso una clinica svizzera, e confermando che vivesse nella casa romana in cui ha sempre vissuto, accudita proprio da lui stesso e da una badante.
Nel 2021, in occasione dei suoi novant'anni, le è stato dedicato il docufilm Vitti d’arte, Vitti d’amore, promosso dalla Rai, che è stato presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma 2021 e poi trasmesso su Rai 3 il 5 novembre 2021.

Matrimonio con Roberto Russo

Ha avuto tre lunghe e importanti storie d'amore. La prima, con il regista Michelangelo Antonioni; poi, con il direttore della fotografia Carlo Di Palma, che l'ha anche diretta in tre film nella metà degli anni settanta; infine, con il fotografo di scena e regista Roberto Russo, che ha sposato il 28 settembre 2000, in Campidoglio, dopo 17 anni di fidanzamento.
È morta a Roma, dopo una lunga malattia, il 2 febbraio 2022, all'età di 90 anni. 


 

Da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Monica_Vitti
Foto dal web.

martedì 1 febbraio 2022

Festa della Calendelora

La festa della Candelora
conosciuta così in Italia è una festa cattolica per celebrare la presentazione
di Gesù al Tempio di Gerusalemme. Secondo la legge di Mosè ogni primogenito maschio del popolo ebraico era considerato offerto al Signore, ed era necessario che dopo la sua nascita i genitori lo riscattassero con l'offerta di un sacrificio. Inoltre, secondo la stessa legge di Mosè, una donna era considerata impura indipendentemente dal fatto che il nuovo nato fosse il primogenito o no: l'impurità durava 40 giorni se il figlio era maschio e 66 giorni se era una femmina. Per la combinazione dei due passi scritturistici, ai tempi di Gesù era previsto che 40 giorni dopo la nascita avvenissero simultaneamente l'offerta del primogenito e la purificazione della madre. Da qui la festa del 2 febbraio, che cade 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno in cui si celebra la nascita di Gesù.

Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l'Epifania). La denominazione di "Candelora", data popolarmente alla festa, deriva dalla somiglianza del rito del lucernario, di festa ebraica di cui parla Egeria («Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima» con le antiche fiaccolate rituali che già si facevano nei Lupercali, antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio. La somiglianza tra questa festività pagana e quella cristiana non è solo nell'uso delle candele, ma soprattutto nell'idea della purificazione: nell'una relativa all'usanza ebraica nell'altra riguardo alla februatio.
Durante il suo episcopato, papa Gelasio I (492-496) ottenne dal Senato l'abolizione della festa pagana che fu sostituita dalla quella cristiana della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi. 


In Oriente si dà importanza all'incontro tra Gesù e il vecchio sacerdote Simeone e la profetessa Anna nel tempio di Gerusalemme e la festa ha infatti il nome di Hypapante (cioè "incontro"). Gli anziani Simeone e Anna riconoscono nel bambino il Messia, per cui Simeone ringrazia commosso Dio di averlo potuto vedere prima di morire e profetizza gli eventi futuri a Maria e Giuseppe. Simeone e Anna sono visti come gli ultimi profeti e il simbolo dell'incontro promesso tra il Messia e il popolo d'Israele.ù
In Occidente, invece, con il tempo la festa ha assunto carattere mariano, facendo prevalere l'aspetto della purificazione della madre su quello del riscatto del primogenito: per questo, prima della riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II, la festa era chiamata "Purificazione di Maria". La riforma liturgica ha voluto, invece, dare centralità a Cristo come primogenito del Padre e del nuovo Israele, rendendo così questa festa non più mariana, ma cristiana.


La festa viene osservata anche dalla Chiesa ortodossa e da diverse chiese protestanti. In molte zone e in diverse confessioni è tradizione comune che i fedeli portino le proprie candele alla chiesa locale per la benedizione.  Il 2 febbraio in certe regioni è uso togliere il presepe.

La Candelora  è oggetto di numerosi proverbi dialettali meteorologici, anche in contrasto fra loro. 

 

Eccone alcuni: 

«Se nevica per la Candelora sette volte la neve svola.» 

A Cannelora Vierno è fora! Risponne San Biase: Vierno mo' trase! dice a vecchia dint' a tana: ...nce vo' 'nata quarantana! cant' o monaco dint' o refettorio: tann' è estate quann' è Sant'Antonio!  (dialetto napoletano)
(Alla Candelora l'inverno è finito! Risponde San Biagio "L'inverno ora inizia!". Dice la vecchia dentro la tana "Ne mancano ancora 40". Canta il monaco dal refettorio "L'estate arriva quando viene Sant'Antonio"».  (13 giugno)  

A Cannelore, a vernate esce fore. Respunnija a vecchija arraggiate: nun è sciuta a vernate se nun arrive 'a 'Nnunziate, e se vuje esse chiù secure, quanne calane i meteture (dialetto foggiano)  
(Alla Candelora l'inverno esce fuori. Rispose la vecchia arrabbiata: non è uscito l'inverno se non arriva l'Annunziata (25 marzo) e se vuoi essere più sicuro, quando calano i mietitori.)

 Se piôv par Zariôla quaranta dè l'inveran in z'arnôva.  (dialetto romagnolo)
(Se piove per la Candelora si rinnovano quaranta giorni d'inverno)

La Madona Candelora, se la vien con sol e bora de l'inverno semo fora;
Se la vien con piova e vento,de l'inverno semo dentro. (dialetto triestino)

(Se per la festa della Madonna della Candelora c'è sole e c'è la Bora, siamo fuori dall'inverno; ma se piove o c'è vento, siamo ancora in inverno.) 

Pella 'Andelora se pioe o se gragnola dell'inverno semo fora; ma se sole o solicello semo ancor in mezzo a i'verno.  (dialetto toscano)
(Per la Candelora, se piove o se grandina, siamo usciti dall'inverno; ma se c'è il sole più o meno sereno, siamo ancora in mezzo all'inverno)

De la Candelora ogni aceddu fa la cova (dialetto salentino)
(Dalla Candelora ogni uccello fa le cova)

Da Candalora, cu on avi carni s'impigna a figghjiola  (dialetto calabrese)
(Alla Candelora se non hai carne impegna la figliola)

Se l'ors a la Siriola la paia a fà soé a'nt l'invern tornoma a intré (dialetto piemontese) 
(Se l'orso alla Candelora fa asciugare la paglia (il giaciglio), si rientra nell'inverno)
 
Uoj è la Candelora, la vernata è sciut fora, risponn san Bias la vernat ancor n'trasc. Se fa lu solariell quaranta juor d maltiemb, se fa lu solaron quaranta juorn d stagion (dialetto lucano)
 (Oggi è la Candelora, l'inverno è uscito fuori, risponde San Biagio, l'inverno ancora non entra. Se c'è poco sole quaranta giorni di maltempo, se c'è tanto sole quaranta giorni  di giornate abbastanza calde)

Questi proverbi hanno più o meno la stessa traduzione:

Da la Madona Candeòra de l'inverno semo fora; ma se xe piova e vento, de l'inverno semo drento.
(dialetto veneto)


Da Candelora ill'nvernu simu fora, ma si chiovi e ventu tira, ill'nvernu simu intra»
(dialetto calabrese)


 A la Madonna Candelora de l'inverno semo fora, ma se piove e tira vento, de l'inverno semo dentro»
(dialetto umbro)
   

Il di' dla Candelora de l'inverno sem fora ma se piov, fioca o tira il vent in dl'invern andem in den
(dialetto lodigiano)

 A la Madona da la Sciriœura dol inverno a semm da fœura ma s'al fioca o al tira vent quaranta dì a semm anmò dent (dialetto lombardo)

Candelora, de l'invernu semu fora; ma se piôe u tira vendu, de l'invernu semu drendu. (dialetto marchigiano)

 A Cannëlôrë, ci non nevëchë e non chiovë, a Vërnët non è fôrë (dialetto pugliese)

Alla Candelora dell'inverno siamo fuori, ma se piova o tira vento nell'inverno siamo dentro)