AVVISO AI NAVIGANTI...: SIAMO ALLA RICERCA DI NOTIZIE DI QUESTI ILLUSTRATORI DI LIBRI PER L'INFANZIA ANNI '50-'60 : MARIAPIA FRANZONI TOMBA; BRUNO TOMBA; ANNA FRANZONI; ITALO ORSI; ROSELLA BANZI MONTI. CHIUNQUE PUO' AIUTARCI NELLA RICERCA DI NOTIZIE(anche la più piccola) PUO' INSERIRE UN COMMENTO IN QUALSIASI POST.

domenica 11 novembre 2012

BENVENUTA SPECIALE....

Questa sera ho creato questa immagine solo per te... 

(Post 11-11-2012)

Questa foto a molti non dirà nulla ma a me e a Cinzia dice... eccome se dice!!!
Qui, Cinzia ed io, per quattro anni, abbiamo passato 8 ore al giorno insieme, lavorando ma anche divertendoci.
"Ti ricordi in stazione Centrale "la papera"? ... e quando guardavamo i piccioni sotto la neve?"  tanto per dirne qualcuna... Il nostro lavoro  era abbastanza pesante ma a contatto con la gente, di qualsiasi età, e a  qualcuno ci affezionavamo pure (ehm.. ehm...!!!), come ad esempio la coppia "Giulietta" e Romeo... te li ricordi?
Cinzia è stata una ex-collega di lavoro carinissima. Non ricordo che abbiamo mai avuto un litigio anche se caratterialmente diverse: Cinzia più solare e io più pessimista.  Per tanti anni anni non ci siamo viste: forse l'ultima quando era nato il suo bimbo, ormai giovanotto e la mia era piccola. Nel corso di questi anni, l'ho sempre ricordata e pensata, qualche volta ci siamo sentite al telefono. Poco tempo fa ho avuto la bellissima sorpresa della sua visita.
Ora abitiamo più vicine, e sicuramente non ci perderemo più di vista... Poco fa in un messaggio mi ha detto che lunedì entrerà nel blog. E voglio accoglierla con questo benvenuta speciale....
Un abbraccione. Clò

mercoledì 7 novembre 2012

VECCHIA POESIA

Dal filone "Le poesie di mia mamma"
Questa piccola poesia la si trova in internet ma, mia mamma me l'ha sempre raccontata diversamente anche se tutto sommato è identica a quella dal web.


LA GALLINA

Disse un giorno una gallina:
"Son graziosa, sono fina,
so cantare coccodè
la campagna non fa per me!
Me ne scappo e vò in città.
trallalero, trallalà...!"
Così fece una mattina
quella stupida gallina
E sapete come andò?
Passò un tram e la schiacciò.

martedì 6 novembre 2012

FRITZ BAUMGARTEN

Nato a Reidniz, il 18 agosto 1883, Karl Friedrick (Fritz) Baumgarten, fu un litografo, pittore e illustratori di libri per l'infanzia.
Ultimo di tre figli, seguì le orme del nonno paterno, Johann Friedrik August Baumgarten, anch'esso disegnatore e ritrattista.
Lavorò come litografo a Lipsia e frequentò le accademie di Dresda e di Monaco di Baviera.
Negli anni 1920-1960 pubblicò più di 500 libri per bambini, tra leggende, libri popolari e storie per adolescenti e fiabe dei fratelli Grimm,  la maggior parte prima della seconda guerra mondiale. Illustrò anche dei giochi da tavolo.
I suoi soggetti preferiti erano elfi e nani,
Si sposò con Elsa Hollburg ed ebbe due figli. Durante un bombardamento, nel 1944, alcune sue opere vennero distrutte.  Morì a Lipsia, il 3 novembre 1966.
Alcune cartoline:











Immagini tratte da alcuni libri.










La piccolissima biografia è stata tratta da http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=de|it&u=http://de.wikipedia.org/wiki/Fritz_Baumgarten_%28Illustrator%29
Le cartoline trovate nel web.

venerdì 2 novembre 2012

IL GIORNO DEI MORTI - G. Pascoli

Mausoleo Famiglia Pascoli
Non credo esistano poesie più tristi di quelle scritte da Giovanni Pascoli. 
La perdita del padre, della madre e di tre dei suoi fratelli,  segnò profondamente la sua persona e la sua poetica. La prima poesia, che apre "Myricae" (una raccolta di poesie che venne pubblicata una prima volta nel 1891), decrive, in un immaginario, tutti i membri della famiglia morti,  riuniti  in una nuova unità familiare  in attesa di una visita  dei vivi.  Questi ultimi sono rappresentati in una condizione indifesa e minacciata che non esclude però un senso di colpa rispetto ai defunti e un bisogno di riconciliarsi con loro, di invocarne protezione e, implicitamente, perdono.
 I resti dei componenti della Famiglia Pascoli (escluso il poeta e la sorella Mariù, sepolti a Castevecchio), furono taslate dalla tomba di famiglia nel Mausoleo.




 IL GIORNO DEI MORTI

Io vedo (come è questo giorno, oscuro!),
vedo nel cuore, vedo un camposanto
con un fosco cipresso alto sul muro.

E quel cipresso fumido si scaglia
allo scirocco: a ora a ora in pianto
sciogliesi l'infinita nuvolaglia.

O casa di mia gente, unica e mesta,
o casa di mio padre, unica e muta,
dove l'inonda e muove la tempesta;

o camposanto che sì crudi inverni
hai per mia madre gracile e sparuta,
oggi ti vedo tutto sempiterni

e crisantemi. A ogni croce roggia
pende come abbracciata una ghirlanda
donde gocciano lagrime di pioggia.

Sibila tra la festa lagrimosa
una folata, e tutto agita e sbanda.
Sazio ogni morto, di memorie, posa.

Non i miei morti. Stretti tutti insieme,
insieme tutta la famiglia morta,
sotto il cipresso fumido che geme,

stretti così come altre sere al foco
(urtava, come un povero, alla porta
il tramontano con brontolìo roco),

piangono. La pupilla umida e pia
ricerca gli altri visi a uno a uno
e forma un'altra lagrima per via.

Piangono, e quando un grido ch'esce stretto
in un sospiro, mormora, Nessuno! . . .
cupo rompe un singulto lor dal petto.

Levano bianche mani a bianchi volti,
non altri, udendo il pianto disusato,
sollevi il capo attonito ed ascolti.

Posa ogni morto; e nel suo sonno culla
qualche figlio de' figli, ancor non nato.
Nessuno! i morti miei gemono: nulla!

- O miei fratelli! - dice Margherita,
la pia fanciulla che sotterra, al verno,
si risvegliò dal sogno della vita:

- o miei fratelli, che bevete ancora
la luce, a cui mi mancano in eterno
gli occhi, assetati della dolce aurora;

o miei fratelli! nella notte oscura,
quando il silenzio v'opprimeva, e vana
l'ombra formicolava di paura;

io veniva leggiera al vostro letto;
Dormite! vi dicea soave e piana:
voi dormivate con le braccia al petto.

E ora, io tremo nella bara sola;
il dolce sonno ora perdei per sempre
io, senza un bacio, senza una parola.

E voi, fratelli, o miei minori, nulla! . . .
voi che cresceste, mentre qui, per sempre,
io son rimasta timida fanciulla.

Venite, intanto che la pioggia tace,
se vi fui madre e vergine sorella:
ditemi: Margherita, dormi in pace.

Ch'io l'oda il suono della vostra voce
ora che più non romba la procella:
io dormirò con le mie braccia in croce.

Nessuno!- Dice; e si rinnova il pianto,
e scroscia l'acqua: un impeto di vento
squassa il cipresso e corre il camposanto.

- O figli - geme il padre in mezzo al nero
fischiar dell'acqua - o figli che non sento
più da tanti anni! un altro cimitero

forse v'accolse e forse voi chiamate
la vostra mamma, nudi abbrividendo
sotto le nere sibilanti acquate.

E voi le braccia dall'asil lontano
a me tendete, siccome io le tendo,
figli, a voi, disperatamente invano.

O figli, figli! vi vedessi io mai!
io vorrei dirvi che in quel solo istante
per un'intera eternità v'amai.

In quel minuto avanti che morissi,
portai la mano al capo sanguinante,
e tutti, o figli miei, vi benedissi.

Io gettai un grido in quel minuto, e poi
mi pianse il cuore: come pianse e pianse!
e quel grido e quel pianto era per voi.

Oh! le parole mute ed infinite
che dissi! con qual mai strappo si franse
la vita viva delle vostre vite.

Serba la madre ai poveri miei figli:
non manchi loro il pane mai, né il tetto,
né chi li aiuti, né chi li consigli.

Un padre, o Dio, che muore ucciso, ascolta:
aggiungi alla lor vita, o benedetto,
quella che un uomo, non so chi, m'ha tolta.

Perdona all'uomo, che non so; perdona:
se non ha figli, egli non sa, buon Dio . . .
e se ha figlioli, in nome lor perdona.

Che sia felice; fagli le vie piane;
dagli oro e nome; dagli anche l'oblio;
tutto: ma i figli miei mangino il pane.

Così dissi in quel lampo senza fine;
Vi chiamai, muto, esangue, a uno a uno,
dalla più grandicella alle piccine.

Spariva a gli occhi il mondo fatto vano.
In tutto il mondo più non era alcuno.
Udii voi soli singhiozzar lontano. -

Dice; e più triste si rinnova il pianto;
più stridula, più gelida, più scura
scroscia la pioggia dentro il camposanto.

- No, babbo, vive, vivono - Chi parla?
Voce velata dalla sepoltura,
voce nuova, eppur nota ad ascoltarla,

o mio Luigi, o anima compagna!
come ti vedo abbrividire al vento
che ti percuote, all'acqua che ti bagna!

come mutato! sembra che tu sia
un bimbo ignudo, pieno di sgomento,
che chieda, a notte, al canto della via.

- Vivono, vive. Non udite in questa
notte una voce querula, argentina,
portata sino a noi dalla tempesta?

È la sorella che morì lontano,
che in questa notte, povera bambina,
chiama chiama dal poggio di Sogliano.

Chiama. Oh! poterle carezzare i biondi
riccioli qui, tra noi; fuori del nero
chiostro, de' sotterranei profondi!

Un'altra voce tu, fratello, ascolta;
dolce, triste, lontana; il tuo Ruggiero;
in cui, babbo, moristi un'altra volta.

Parlano i morti. Non è spento il cuore
né chiusi gli occhi a chi morì cercando,
a chi non pianse tutto il suo dolore.

E or per quanto stridula di vento
ombra ne dividesse, a quando a quando
udrei, come da vivo, il tuo lamento,

o mio Giovanni, che vegliai, che ressi,
che curai, che difesi, umile e buono,
e morii senza che rivedessi!

Avessi tu provato di quell'ora
ultima il freddo, e or quest'abbandono,
gemendo a noi ti volgeresti ancora.-

- Ma se vivete, perché, morti cuori,
solo è la nostra tomba illacrimata,
solo la nostra croce è senza fiori ?-

Così singhiozza Giacomo: poi geme:
- Quando sola restò la nidïata,
Iddio lo sa, come vi crebbi insieme:

se con pia legge l'umili vivande
tra voi divisi, e destinai de' pani
il più piccolo a me ch'ero il più grande;

se ribevvi le lagrime ribelli
per non far voi pensosi del domani,
se il pianto piansi in me di sei fratelli;

se al sibilar di questi truci venti,
al rombar di quest'acque, io suscitava
la buona fiamma d'eriche e sarmenti;

e io, quando vedea rosso ogni viso,
e più rossi i più piccoli, tremava
sì, del mio freddo, ma con un sorriso.

Ma non per me, non per me piango; io piango
per questa madre che, tra l'acqua, spera,
per questo padre che desìa, nel fango;

per questi santi, o fratel mio, che vivi;
di cui morendo io ti dicea . . . ma era
grossa la lingua e forse non udivi.-

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,
oscura cosa nella notte oscura:
odo quel pianto della tomba, pianto

d'occhi lasciati dalla morte attenti,
pianto di cuori cui la sepoltura lasciò,
ma solo di dolor, viventi.

L'odo: ora scorre libero: nessuno
può risvegliarsi, tanto è notte, il vento
è così forte, il cielo è così bruno.

Nessuno udrà. La povera famiglia
può piangere. Nessuno, al suo lamento,
può dire: Altro è mio figlio! altra è mia figlia!

Aspettano. Oh! che notte di tempesta
piena d'un tremulo ululo ferino!
Non s'ode per le vie suono di pesta.

Uomini e fiere, in casolari e tane,
tacciono. Tutto è chiuso. Un contadino
socchiude l'uscio del tugurio al cane.

Piangono. Io vedo, vedo, vedo. Stanno
in cerchio, avvolti dall'assidua romba.
Aspetteranno, ancora, aspetteranno.

I figli morti stanno avvinti al padre
invendicato. Siede in una tomba.
(io vedo, io vedo) in mezzo a lor, mia madre.

Solleva ai morti, consolando, gli occhi,
e poi furtiva esplora l'ombra. Culla
due bimbi morti sopra i suoi ginocchi.

Li culla e piange con quelli occhi suoi,
piange per gli altri morti, e per se nulla,
e piange, o dolce madre! anche per noi;

e dice:- Forse non verranno. Ebbene,
pietà! Le tue due figlie, o sconsolato,
dicono, ora, in ginocchio, un po' di bene.

Forse un corredo cuciono, che preme:
per altri: tutto il giorno hanno agucchiato,
hanno agucchiato sospirando insieme.

E solo a notte i poveri occhi smorti
hanno levato, a un gemer di campane;
hanno pensato, invidïando, ai morti.

Ora, in ginocchio, pregano Maria
al suon delle campane, alte, lontane,
per chi qui giunse, e per chi resta in via

là; per chi vaga in mezzo alla tempesta,
per chi cammina, cammina, cammina,
e non ha pietra ove posar la testa.

Pietà pei figli che tu benedivi!
In questa notte che non mai declina,
orate requie, o figli morti, ai vivi!-
O madre! il cielo si riversa in pianto
oscuramente sopra il camposanto.

giovedì 1 novembre 2012

ANCORA FOTO CUCCIOLI...

Volevo aspettare un pò a mettere nuove immagini dei cuccioli ma non ho resistito.... diventano ogni giorno più belli.







...e questa è la più bella di tutte!!!!!!


mercoledì 31 ottobre 2012

VECCHIA POESIA

La memoria di mia mamma ogni tanto vacilla. Se le si chiede cosa ha mangiato a mezzogiorno non lo ricorda. E' sempre stata così....... Oggi parlando della scuola dei suoi tempi mi ha declinato e trascritto una poesiola che ha imparato quando frequentava la prima elementare .... esattamente 77 anni fa...
Siccome mi è sembrata molto  carina la pubblico.



La formichina se ne andava lesta 
sotto una pioggia che scrosciava. - Resta
le disse un fungo - sotto il mio cappello
egli ti servirà d'ombrello.

Tosto la formichina s'arrestò
ancora piovve ma non si bagnò.
E' dolce per chi è solo nella via
un'atto di fraterna cortesia!

Immagine Mariapia

IL MISTERO DI AZZURRINA

Tre secoli orsono nella Romagna, viveva una bambina, figlia di Ugolinuccio, signore di Montebello il cui nome era Guendalina. La bimba nacque albina (coi capelli bianchi) che a quei tempi veniva legato alla magia.
Il padre per questo motivo decise di farla controllare dalle sue guardie, e la madre le tingeva i capelli con delle sostanze vegetale che  le donavano i riflessi azzurri, dando così orgine al suo soprannome di Azzurrina.
Il 21 giugno 1375, in una notte tempestosa, la piccola giocava con una palla. La palla le sfuggì e nel seguirla cadde all'interno di una  ghiacciaia sotteranea. Le guardie si misero subito alla ricerca ma la piccola non venne mai ritrovata. Ogni 5 anni nel solstizio d'estate  si possono udire i lamenti della bambina, rimasta per secoli intrappolata nel castello.
Nel 1990 alcuni tecnici del suono fecero le prime registrazioni dove si poteva udire una voce di bambina.
Nel 1995 vennero ripetute le registrazioni  e la voce chiamò distintamente "mamma". Si udì anche il rumore della palla che rimbalzava e il ritocco delle campane.
Nel 1989 il Castello fu ristrutturato dagli eredi Giunti per crearne un museo con visite guidate. Furono riaperte le stanze trannè una, che non era accessibile.
Nel 2005 le visite vennero interrotte per permettere che si potesse studiare meglio il fenomeno.
Alcuni medium sostengono di essersi messi in contatto con lo spirito irrequieto di Azzurrina chi con le visioni chi tramite scrittura.A me, che pur sono attratta dal mistero, leggende di questo tipo fanno venire i brividi.
Non so fino a che punto sia vera questa storia , ma per quanto mi riguarda  preferisco leggerla senza andare a verificare...!!!


La grotta
Il castello di Montebello
Il fantasma di Azzurrina


Per i meno impressionabili l'ascolto della voce della piccola.


http://www.youtube.com/watch?v=VXpHbcyW6DM


martedì 30 ottobre 2012

HALLOWEEN

Tra le festività che non mi piacciono, Halloween è tra queste.
Molti pensano che Halloween abbia avuto origine con la festa di Ognissanti. Ma ciò non è vero: Ognissanti, che ha avuto origine nella Chiesa cattolica, veniva inizialmente celebrata in maggio. Nell'anno 834 venne spostata da maggio a ottobre al fine di sovrapporsi a un'antica festa druidica che aveva luogo l'ultimo giorno di quel mese.
Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti, circa 2000 anni fa. I Celti vivevano in ciò che oggi è la Francia, l'Inghilterra, il Galles e la Scozia, e celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, il principe della morte. I Celti credevano che in questo giorno gli spiriti malvagi dei morti ritornavano per creare confusione e caos fra i viventi. La festa doveva placare Samhain (dio celtico dei morti)  e gli spiriti dei defunti. Il nome Halloween deriva dall'inglese: il primo novembre è il giorno di tutti i Santi, in inglese "All Saints' Day", e la vigilia del 31 ottobre viene chiamata "All Hallowed Eve" ("vigilia di tutti i santi"), che è poi stato abbreviato in "Halloween".
I simboli di Halloween: pipistrelli, gatti neri, la luna piena, streghe, fantasmi, sono  usati nel mondo occulto e  vengono usati per questa festa.
Anche se, come detto sopra, Halloween non mi piace, le immagini,  che la rappresentano e che ho usato come base per le mie gif, sono graziosissime.










... e per finire un breve video con altre immagini trovate nel web...


MITA

Rileggendo i post mi rendo conto che nello scrivere lascio molto a desiderare.. quante imperfezioni ci saranno?? Io e l'italiano spesso cozziamo.... I miei voti scolastici in questa materia se arrivavano alla sufficienza, potevo gridare al miracolo!  Preferivo la matematica , il francese, la geografia. Solo una volta ho preso un'ottimo voto in un tema: Il titolo era "Se gli animali potessero parlare" ed ho raccontato la storia di Mita; una gattina che ho potuto avere solo per sette mesi. Era figlia di Brigitte, una gatta di razza d'angora pura. Lei assomigliava tantissimo alla mamma. Mita era l'ultima nata, la mamma probabilmente era stanca, e lei era una micetta nata delicata. Il giorno che Mita è morta, io ero a casa da scuola, con la febbre. Ero a letto e lei pian piano ci si è arrampicata. Ho capito subito che in lei qualcosa non andava bene. Ricordo ancora, e sono passati tantissimi anni, quei momenti. Dopo essere arrivata sul letto ha strusciato il corpicino fino a me. Ricordo di averle detto "Mita, hai tanto male?" Lei  ha appoggiato il  musino sulla mia mano ed è morta lì, vicino a me. Non so quale sia stata la causa, perchè fino a poco prima giocava, quella mattina stava bene...  La mia Mita, forse la più bella di tutti i miei gatti,   se n'è andata sul Ponte dell'Arcobaleno nel lontano 1972, ma è ancora viva (come tutti gli altri pelosi) nei miei ricordi. Dopo poco tempo abbiamo preso Sissi (la prima della nostra casa), una sorellina di Mita, nata da una successiva gravidanza di Brigitte. Ma questa è un'altra "storia d'amore....".

Questo cucciolo d'angora, immagine presa in Internet, assomiglia a Mita.